GMA ONLUS (Gruppo Missioni Africa)
Comunicato Cipsi 8 Maggio 2012 PDF Stampa E-mail

 

 COMUNICATO STAMPA

Signor Presidente, almeno il 2 giugno

 

Appello di Solidarietà e Cooperazione Cipsi al Presidente Napolitano: Il 2 giugno, festa di una Repubblica che è nata dalla lotta popolare per la libertà, smettiamola con le parate militari. Si dia spazio all'Italia che lavora. Che resiste nonostante la crisi. Che continua a fare solidarietà e volontariato. Questa è l’Italia vera, non quella rappresentata nelle sfilate armate ai Fori imperiali!”.

 

Roma, 8 maggio 2012 – “Signor Presidente, almeno il 2 giugno, festa di una Repubblica che è nata dalla lotta popolare per la libertà, smettiamola con le parate militari. Se vogliamo dare voce all'Italia, il 2 giugno si dia spazio all'Italia che lavora. Che resiste. Che cerca faticosamente di tener duro e di non mollare la speranza anche in questa crisi tanto difficile. Che continua a fare solidarietà. Che compensa con il volontariato a tante carenze di uno Stato sempre meno efficiente”. Questo l’appello che il Coordinamento di associazioni Solidarietà e Cooperazione Cipsi lancia al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Stiamo soffrendo le convulsioni di una crisi senza precedenti – sottolinea il presidente del Cipsi Guido Barbera - con una disoccupazione crescente che colpisce soprattutto i giovani e le donne, togliendo loro la speranza nel futuro. ....[continua a leggere]

 
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Comunicato CIPSI 08/03/12 PDF Stampa E-mail
            

COMUNICATO STAMPA 
UN 8 MARZO PER LE DONNE AFRICANE COSTRUTTRICI DI PACE 

Barbera (Solidarietà e Cooperazione Cipsi): “Il 2012 è l’anno delle donne rurali, che combattono ogni giorno la fame e la povertà, soprattutto nei paesi del Sud del mondo. A 5 mesi dall’assegnazione del Nobel per la Pace a 3 donne, dedichiamo l’8 marzo alle donne africane costruttrici di pace e sviluppo”. Melandri (ChiAma l’Africa). “Le donne d’Africa vogliono continuare il cammino affinché sia riconosciuto il loro ruolo nella società. Chiedono di costruire relazioni e portare le loro testimonianze.

Per questo è disponibile il social network www.walkingafrica.info”.

 

  Roma, 7 marzo 2012 – 5 mesi fa il Comitato di Oslo ha assegnato il Nobel per la Pace 2011 a tre donne, di cui 2 africane, assumendo le motivazioni presentate dalla Campagna NOPPAW lanciata dall’Italia che chiedeva di riconoscerne il loro ruolo fondamentale e insostituibile in tutti i settori della vita economica, politica e sociale, soprattutto nei paesi del Sud del mondo. Il 2012 è stato dichiarato dall’Onu anno dell’empowerment delle donne rurali, che si battono quotidianamente contro la fame e la povertà in ogni parte del pianeta.

“Le donne africane hanno assunto la responsabilità di chi intende essere parte attiva nella soluzione dei problemi. Dedichiamo loro questo 8 marzo. Lo dedichiamo a tutte le donne africane, che rappresentano il 70% della forza agricola del continente, che producono l'80% delle derrate alimentari e ne gestiscono la vendita per il 90% - commenta Guido Barbera, presidente del coordinamento di associazioni Solidarietà e Cooperazione CIPSI -. Nel continente africano le donne provvedono per il 90% alla produzione di mais, riso, frumento facendo la semina, irrigando, applicando fertilizzanti e pesticidi, mietendo e trebbiando.

A tutte quelle donne che stanno sostituendo le spese militari con spese per l’educazione, come succede nella Liberia del premio Nobel Johnson Sirleaf. A tutte le donne che nelle zone rurali dell’Africa si fanno carico della sopravvivenza quotidiana a partire dalla raccolta dell’acqua: un viaggio andata e ritorno dalla sorgente che dura in media un’ora e mezza.

L’economia di sussistenza del continente dipende in gran parte dal loro impegno quotidiano, assunto nonostante le difficoltà e gli ostacoli, dall’accesso limitato alle risorse di produzione come il credito o la proprietà delle terre, alla durezza del lavoro. Testimoni della biodiversità e garanti dello sviluppo equo sostenibile, portano sulle spalle il continente seguendo il grande esempio lasciato dalla prima donna africana Nobel per la Pace, Wangari Maathai, biologa ambientalista kenyana”.

“Se è vero che, come ha affermato il Comitato che ha assegnato a Ellen, Tawakkul e Leymah il Nobel per la Pace 2011, non è possibile raggiungere la democrazia e una forma di pace duratura nel mondo se le donne non possono ottenere le stesse opportunità degli uomini nell’influenzare lo sviluppo della società a tutti i suoi livelli, è fondamentale oggi ascoltare la loro voce – sottolinea il coordinatore di ChiAma l’Africa Eugenio Melandri, promotore insieme al CIPSI della Campagna Noppaw che ha chiesto l’assegnazione del Nobel per la Pace 2011 a tutte le donne africane.In un giorno storicamente dedicato alle donne, alla rivendicazione dei loro diritti e alla lotta contro ogni forma di violenza perpetrata nei loro confronti, vorremmo venissero raccontate anche dai grandi media le storie delle donne africane comuni, che come milioni di formichine a piedi scalzi e mani nude combattono ogni giorno le loro lotte per la vita e il futuro.

Le donne africane, nei tanti eventi organizzati in giro per l’Italia dalla Campagna Noppaw, ci hanno chiesto di poter continuare a costruire relazioni con noi, dialogare, portare le loro testimonianze, proseguire il cammino affinché sia riconosciuto il loro ruolo da protagoniste nella società. È proprio accogliendo questa richiesta che abbiamo lanciato un social network tematico sull’Africa, www.walkingafrica.info, che vuole mettere in evidenza l'Africa in piedi. Che guarda in avanti. Che è capace di costruire un nuovo presente e progettare il proprio futuro. L'Africa che cammina.Ci piacerebbe che, a partire dalla giornata dell’8 marzo, Walking Africa diventasse un punto di incontro, di dialogo e di scambio tra soggetti, istituzioni, organizzazioni della società civile africane o che a vario titolo si occupano del continente africano e lo raccontano nella sua vitalità, espressa principalmente dalle sue donne”. 

 

 

Per informazioni: Ufficio stampa Cipsi, tel. 06.5414894, mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , web: www.cipsi.it e www.walkingafrica.info.

 

 

 

 
Villaggio di Embeccio PDF Stampa E-mail

Villaggio di Embeccio (Etiopia)

 È stata un’emozione vedere la festa al villaggio di Embeccio:, salta subito all’occhio la gioia dei bambini. Giunge come un canto di gioia il grazie delle comunità locali, non solo per l’acqua ricevuta, ma anche per l’opportunità avuta di lavorare insieme per un BENE COMUNE.

È GRANDE FESTA PER L’INAUGURAZIONE DELL’IMPIANTO IDRICO A EMBECCIO

Il primo dicembre 2011 è stata una giornata di grande festa per la comunità di Embeccio ed Ajora. Alla presenza delle autorità locali, dei responsabili delle Autorità d’Ambito Aato di Venezia, di alcuni responsabili locali di CVM (ong nostra partner in Etiopia) e di padre Vitali assieme ad un piccolo gruppo di ospiti del GMA si è inaugurato l’impianto idrico di Embeccio.

Come di consueto ad accoglierci sono stati i bambini, prima quelli della scuola e poi molti altri lungo il nostro percorso. Nel progetto erano coinvolte due diverse woredà (zone), durante la cerimonia i responsabili amministrativi hanno preso la parola per ringraziare non solo per quanto realizzato per la comunità, di particolare importanza soprattutto per i bambini e quindi per lo sviluppo futuro dei villaggi coinvolti, ma in particolare perché grazie alla realizzazione del progetto due comunità hanno avuto la possibilità di lavorare assieme e collaborare per ottenere un bene comune. 

Terminata la cerimonia di inaugurazione abbiamo potuto visitare i diversi punti di distribuzione acqua realizzati, 13 per le comunità e 3 per le scuole 

Alcuni di essi già in funzione avevano una lunga fila di donne e bambini che con le taniche aspettavano il proprio turno per portare a casa l’acqua.   
Di norma nei villaggi i punti acqua vengono aperti dal responsabile ad orari ben definiti.

Circa mezz’ora prima dell’apertura fuori dal cancello si iniziano a vedere i primi bambini con le taniche: queste vengono disposte in fila a segnare l’ordine di arrivo.
Quando il punto acqua finalmente apre inizia a popolarsi ed animarsi a quel punto non solo più di bambini, ma anche di donne e qualche anziano venuto a controllare.
Solitamente tutti attendono il proprio turno in modo composto, con pazienza: i bambini giocano intorno al punto acqua in attesa di riempire la propria tanica e le donne parlano tra loro. 

   
Punto di distribuzione dell'acqua 

La fila di taniche per prendere l'acqua
   

Ad Embeccio questa volta ci siamo trovati di fronte ad una folla impaziente di entrare.
Nonostante i quattro rubinetti fossero già occupati da chi stava prendendo l’acqua da portare a casa, altri bambini spingevano con la propria tanica nel tentativo di farsi largo e anticipare il proprio turno.

In pochi minuti ci siamo così trovati circondati da una piccola (in tutti i sensi!) folla, una parte di loro non molto più alta della tanica che trasportava, che cercava di prendere acqua e sguazzava in quella che inevitabilmente si trovava in quel punto per terra, cercando magari di ottenere una foto assieme al trofeo della giornata e ridere di gusto alla vista dell’insolita immagine impressa nella fotocamera.  

Il progetto ha visto la realizzazione di una cisterna e di un secondo punto di raccolta acqua (per le emergenze o in caso di guasto); sono stati costruiti 16 punti di distribuzione, recintati grazie all’aiuto della popolazione dei villaggi. L’impianto sarà gestito da un comitato locale, formato dall’animatore locale.  

L’intervento per le comunità coinvolte rappresenta un vero salto di qualità. Ce ne accorgiamo durante la visita alle cascate del fiume Homo che si trovano a pochi chilometri dai villaggi coinvolti nel progetto. 

   
Cisterna grande per contenere l'acqua 

 Le due cascate sono alte quasi 200 metri, in fondo alla valle si può vedere il fiume che prosegue il suo percorso, un serpente rosso nella macchia verde della foresta. Un sentiero di ciottoli porta al fiume e per scendere servono due ore di cammino. Mentre siamo lì un gruppo di bambini risale con le taniche. La loro giornata è iniziata molto presto per andare a prendere l’acqua in fondo alla valle. Grazie ai punti di distribuzione presenti nei villaggi non dovranno più percorrere tutta quella strada, ma avranno acqua potabile vicino a casa.

 

 

 
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