Yearly Archive2015

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Sfidiamo la Crisi: esperienze di economia sociale – 12-13 dicembre a Montagnana

Sfidiamo la Crisi: esperienze di economia sociale

12-13 dicembre a Montagnana

Sfidiamo la crisi e diamo il nostro contributo per un mondo più giusto: due giornate insieme, per vivere i valori di una economia solidale, basata sulla solidarietà e sulla dignità. I giovani delle associazioni Cipsi e Banca Etica si incontrano sabato 12 e domenica 13 dicembre per due giornate di laboratorio per creare la diffusione della campagna Challenging the Crisis. Sabato 12 a partire dalle ore 15 a Montagnana, in via Luppia Alberi 1, si svolgerà l’incontro laboratorio “Esperienze di economia sociale: l’uomo al centro”, con i contributi di p. Vitale Vitali presidente GMA, Ilaria Signoriello (Cipsi) e Marco Baravalle (FCRE Fondazione Culturale Responsabilità Etica), e la partecipazione di tutti i presenti. La giornata si concluderà con la presentazione della mostra “Non alimentiamo lo spreco”, aperitivo e cena alle ore 20,00.
Domenica 13, sempre nella sede di GMA, proseguono i lavori dalle ore 10 fino alle ore 13, definendo le prossime azioni che daranno visibilità alla campagna Challenging the Crisis.

Ospiti di GMA onlus, associazione che da 43 anni lavora nel Corno d’Africa e basa le sue attività di solidarietà sulla promozione dell’economia sociale nelle zone rurali in Etiopia e in Eritrea, porteranno la propria esperienza la rete di Banca Etica, principale attrice oggi di economia sociale e solidale in Italia, le associazioni del Coordinamento Cipsi, attori di solidarietà internazionale e gli Young Global Advocates, che sono gli ideatori della campagna “Challenging the Crisis: promuovere la giustizia globale e l’impegno dei cittadini in un’epoca di incertezza”.

La campagna Challenging the Crisis è nata da un progetto europeo, col quale giovani adulti provenienti da Grecia, Italia, Irlanda, Portogallo, Slovenia e Spagna si impegnano a decifrare le interdipendenze tra ineguaglianza locale e globale, diventando soggetti attivi nella promozione di temi collegati alla giustizia globale. Lo scopo è di creare consapevolezza e sostegno alle politiche di sviluppo sostenibile.

L’Economia sociale e solidale è motore di trasformazione perché riconosce valore alle persone e ai loro bisogni, alla loro capacità e al loro lavoro, fattori che vengono prima dell’accumulazione di capitale. L’ ESS richiede un modello economico più redistributivo ed equo. L’ ESS è un’economia innovativa che genera co-produzione di conoscenza, di beni e di servizi sociali sulla base della cooperazione tra differenti attori e settori. Promuove l’inclusione e la coesione sociale in modo sostenibile e continuativo.

Per saperne di più visita il sito : http://www.challengingthecrisis.com/it/ o la pagina facebook: https://www.facebook.com/challengingthecrisis/ e firma la petizione affinché l’economia sociale e solidali sia al centro dell’agenda politica europea e perché la UE dichiari il 20’18 come l’anno europeo dell’ESS!

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Inaugurazione del mulino/magazzino a HOMA

P. Vitali, Maria e Olivia hanno visitato il villaggio di Homa lo scorso Ottobre durante la loro missione In Etiopia.
Olivia ci racconta il momento di festa della comunità durante l’inaugurazione del mulino/magazzino

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“… È giovedì 29 ottobre, sono le 10.30 e partiamo per Homa: inaugurazione del nuovo magazzino. Un’ora circa di viaggio sulla nuova strada molto scorrevole, a parte carretti, asini, bambini e moto che tengono attivo l’autista con il clacson sempre pronto, svoltiamo per una strada sterrata in fase di sistemazione ed arriviamo finalmente al villaggio. Qui l’atmosfera è meravigliosa: grande festa, tutti ci accolgono con gioia, soprattutto i bambini, tanti tanti tanti… cantano, suonano e ballano.

W GMA – W GMA – W GMA… Alcune bambine ci offrono mazzolini di fiori: me ne ritrovo tre/quattro tra le mani, non so più dove metterli. Questa gioia sincera è davvero contagiosa ed io mi sto commuovendo… il solito rito del taglio del nastro, sempre accompagnati da musica e canti dei bambini: che sorrisi, che entusiasmo! Non credo che i nostri figli siano capaci di sorridere e gioire come loro… poi entriamo a vedere la costruzione, in velocità perché gli adulti del villaggio ci aspettano sotto una grande tenda per i ringraziamenti e parlare con noi. Apprezziamo il gesto di alcuni uomini che si alzano per lasciare posto in prima fila alle donne; l’animatore ci ringrazia perché oltre all’acqua, alla scuola, alla sala multiuso, ora c’è anche il magazzino: un altro passo avanti per l’intera comunità e soprattutto per le donne; ora riferiscono di aver imparato ad utilizzare il microcredito e, con il risparmio, hanno a disposizione un piccolo fondo in banca che permette loro di fare nuovi programmi per il futuro. Avanzano una nuova richiesta: la scuola materna per i più piccoli. Nella lingua locale, il kambatta, un anziano ringrazia in particolare per la scuola, vera opportunità per il futuro dei giovani e di tutto il villaggio. Poi arrivano i regali: ecco che riceviamo una gallina viva ciascuno, in segno di riconoscenza, oltre ad un sacchetto di uova ed una sciarpa con i colori tipici. P. Vitali a nome di tutti ringrazia per l’ospitalità e richiama l’attenzione sul fatto che la vita del villaggio dipende dall’impegno di tutti: solo rimanendo uniti potranno concretizzare nuove azioni affinché i giovani abbiano un futuro migliore. Dopo Maria, la parola viene data a me, che ritorno in Etiopia, dopo 14 anni: la prima volta è stata per incontrare mio figlio Ashenafi che ho adottato dopo che con mio marito abbiamo scelto di aprire la nostra casa e il nostro cuore ad un bambino senza famiglia. Sono felice di lavorare per il paese di mio figlio, perché nonostante lui sia italiano, nelle sue vene scorre sangue etiope e ne deve andare fiero. Dopo aver pranzato, ci dispiace dover rientrare, ma il cielo promette pioggia. Fra baci ed abbracci, scortati da una nuvola di bambini festosi ce ne andiamo; che dire, come primo giorno è stato pieno di emozioni da rielaborare, con calma ne farò tesoro.
Olivia”

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L’Italia invia bombe in Arabia Saudita, con l’avallo del Governo

È atterrato poco prima delle 10 in Arabia Saudita un cargo carico di bombe MK-80 fabbricati in Sardegna. È la seconda spedizione nel giro di tre settimane, da un aeroporto civile e in palese violazione della legge 185 sull’export di armi. Il destino delle bombe? Facile immaginarlo: Yemen. E questa volta il Governo sapeva e non ha fatto nulla

Un nuovo carico di bombe MK-80 prodotte in Sardegna è stato consegnato in Arabia Saudita. Il cargo 747 partito questa notte dall’aeroporto di Cagliari – un aeroporto civile – è atterrato poco prima delle 10 in Arabia Saudita. Dalla rotta (non si riesce a tracciare completamente la fase finale del percorso) sembra proprio che la destinazione sia Ta’if, città sede di una base militare saudita, esattamente come già successo lo scorso 29 ottobre. Si tratta di ordigni prodotti a Domusnovas dalla RWM Italia, inviati a un Paese che – dice Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo «è evidentemente in guerra e viola i diritti civili, quindi secondo la legge 185 le armi all’Arabia Saudita non le potremmo vendere, è una violazione della legge».

Non è nemmeno la prima volta che accade. «È la terza volta, dopo la spedizione via mare di maggio e quella aerea, sempre dall’aeroporto civile di Cagliari, della notte del 29 ottobre scorso. Questa volta però è la peggiore», continua Vignarca. Peggiore su due fronti, uno di politica interna e uno di dato di realtà.

Dove saranno usate le bombe, infatti, è facile immaginarlo: Yemen. Le Nazioni Unite da mesi riferiscono che in Yemen è in corso una “catastrofe umanitaria” senza precedenti, con oltre 6mila morti di cui più della metà tra la popolazione civile, 21 milioni di persone, pari all’80% della popolazione, che necessitano di aiuti umanitari e 6 milioni di persone bisognose di assistenza di primo soccorso immediata. Nelle zone abitate da civili in Yemen sono stati ritrovati ordigni inesplosi esportati proporio dalla RWM Italia e sganciati dalla Royal Saudi Air Force», riferisce Giorgio Beretta dell’Osservatorio OPAL di Brescia: «È un conflitto senza alcun mandato delle Nazioni Unite e proprio l’altro ieri il Consiglio europeo si è dichiarato estremamente preoccupato per l’impatto delle ostilità in corso in Yemen, inclusi i bombardamenti e gli attacchi indiscriminati contro le infrastrutture civili, in particolare le strutture sanitarie e le scuole. Questo nuovo carico di bombe, dopo quello partito a fine ottobre, dimostra l’urgenza dell’Arabia Saudita di ricevere forniture da impiegare prontamente in Yemen». Già, perché se a maggio gli ordigni potevano viaggiare per mare (costa meno ma ci vuole più tempo), queste ultime due spedizioni estremamente ravvicinate sono state fatte via aereo, con costi maggiori ma una velocità di consegna estrema: «Non possiamo che immaginare un’urgenza di utilizzarle», sottolinea con preoccupazione Vignarca.

E veniamo al dato di politica interna. Questa terza spedizione è peggio delle altre perché questa volta tutti sapevano prima, incluso che non ha il Governo, fatto nulla per fermarla. Ieri mattina infatti l’onorevole Mauro Pili, che era stato informato dell’imminente spedizione, ha informato sia le reti che si occupano di questi temi sia il Parlamento, che stava esaminando il decreto di proroga delle missioni internazionali, presentando un ordine del giorno: «L’ordine del giorno è stato respinto. Hanno votato a favore tutte le opposizioni, mentre il Governo ha dato parere contrario e quindi è stato bocciato», spiega Pili. «Chiedevo di non autorizzare il trasbordo in base al fatto che l’Italia non è stata coinvolta da nessun organismo internazionale in Yemen e che anzi questo conflitto è avversato dall’Onu. Il Governo ha avallato con la sua posizione – è un dato politico rilevantissimo, perché mai si era espresso prima su questo – sta avallando l’attacco allo Yemen con i 4mila civili morti e il milione e mezzo di sfollati. L’Italia da oggi sta appoggiano un conflitto non autorizzato e anzi condannato dalle organizzazioni internazionali. A questo punto l’aeroporto civile di Cagliari l’Italia diventa un bersaglio possibile del terrorismo, un aeroporto civile utilizzato per due volte per un trasbordo militare, è una cosa che non si è mai sentita, di una gravità inaudita». (qui lo stenografico della seduta di ieri, con il Sottosegretario di Stato per la difesa Domenico Rossi che a proposito dell’odg di Pili si limita a dire «Infine, il Governo non accetta l’ordine del giorno Pili n. 9/3393- A/51» e la votazione con 103 sì e 221 no).

Pili racconta anche i retroscena della spedizione: «La spedizione era prevista già per alcuni giorni fa, l’hanno rinviata per non farla coincidere con il viaggio del premier in Arabia Saudita. Ovviamente anche ora hanno tentato di nasconderla: dall’Azerbaijan sono arrivati due cargo, uno su Malpensa e uno su Cagliari e questo secondo non era leggibile». Un dato interessante: anche durante il volo di ritorno, ci spiega Vignarca, il cargo 747 ha spento i transponder, sopra i cieli dell’Egitto.

«Ci rivolgiamo ancora una volta al Governo, che finora non ha risposto all’appello che la nostra Rete ha diffuso nei giorni scorsi insieme ad Amnesty International e Opal Brescia, affinché si fermino questi spedizioni di armi e morte. Numerose interrogazioni parlamentari sono già state presentate nel corso degli ultimi mesi, ma senza alcun tipo di risposta. Consideriamo grave il silenzio del Governo e ancora più grave è il fatto che si vadano a fomentare conflitti in un’area altamente rischiosa come quella mediorientale», conclude Vignarca.

foto MOHAMMED HUWAIS/AFP/Getty Images
di Sara De Carli – VITA – http://www.vita.it/it/