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Assisi, 17-18 ottobre 2015: Invito al XXX° Anniversario CIPSI

Invito a tutti gli amici, sostenitori e simpatizzanti, in occasione del

XXX° ANNIVERSARIO CIPSI

ASSISI, 17-18 Ottobre 2015

Carissimi Amici,

il 04 Ottobre 1985 iniziò il nostro cammino. In questi trent’anni è cambiato il mondo. Le strade, sono cambiate. Le relazioni, sono cambiate. Gli strumenti, sono cambiati. Anche i nostri diritti, sono cambiati! In questo nuovo mondo, rischiamo di non ritrovare neppure più la nostra identità, pur essendo tutti convinti e consapevoli di chi eravamo. Trent’anni fa, avevamo un mondo diviso tra: Nord e Sud – ricchezza e povertà. Oggi questa divisione si è sgretolata sotto le ali forti delle varie globalizzazioni, a partire da quella economica. Trent’anni fa, avevamo Stati e Agenzie Multilaterali con casse gonfie di profitti dagli anni d’oro di proventi del credito ai Paesi del Sud e dal loro sfruttamento. Oggi, le casse sono drammaticamente vuote, svuotate dalle stesse pratiche economiche sviluppate dai poteri economici-finanziari, accompagnati da interessi personali, concussioni e corruzioni. Se trent’anni fa siamo cresciuti nel protagonismo della società civile e del volontariato in un contesto uniforme, oggi parole come – gratuità e solidarietà – da sole non bastano più a collocare la nostra presenza ed azione. La società civile si è dotata in questi anni, di molteplici forme di volontariati attivi, protagonisti della vita sociale locale ed internazionale, sempre più competitivi anche tra loro e, a volte, anche contrapposti. Non serve alcuna forma di “competitività”! La competitività non fa parte del principio di “comunitas”. Dobbiamo, anche alla luce dei crescenti flussi migratori, prendere atto delle diversità esistenti ed attivare forme e strumenti di partecipazione e collaborazione, sulla base di valori culturali, politici e sociali convergenti, a livello di strategie e di metodologie condivise. Oggi dobbiamo dimostrare la nostra “maturità” di coordinamento o accettare il nostro fallimento. Non abbiamo alcuna possibilità di poterci nascondere. Non abbiamo più nessuna scusa per tirarci indietro. Per questo:

Vogliamo trovarci con gli amici che hanno fatto almeno un pezzo di strada insieme a noi e con tutti gli amici che ancora vogliono camminare su questa strada.
Vogliamo trovarci per ripercorrere questi trent’anni in modo concreto.
Vogliamo farlo nel luogo simbolo della Pace e della Solidarietà: Assisi.

Ci troveremo ad Assisi

Sabato 17 Ottobre dalle 15,00 alle 19,00 per riflettere insieme
Domenica 18 Ottobre alle ore 12,00
nella Basilica Superiore per la concelebrazione Eucaristica

Vi aspettiamo numerosi

Il Presidente – Guido Barbera

NOTA

In occasione dei compleanni è consuetudine fare un regalo al festeggiato. Vi proponiamo di pensare tutti – liberamente – oltre alla vostra partecipazione numerosa – ad un “regalo straordinario” per i trent’anni del CIPSI, Una specie di azionariato popolare per lanciare i nuovi trent’anni di lavoro! Grazie anticipatamente a tutti voi. Potete versare un libero contributo straordinario per il XXX° anniversario, sul c/c presso Banca Etica. IBAN – IT21Z0501803200000000116280

NOTA – Siete pregati di confermare la partecipazione a cipsi@cipsi.it

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GLOBALIZZAZIONE, GIOVANI E GIUSTIZIA GLOBALE

Barbera (Cipsi): “I giovani oggi sono coloro che hanno la possibilità di invertire la rotta di una economia e una politica al servizio del potere di pochi, perchè appartiene ai giovani la voce più forte per la promozione dei diritti umani”.

Roma, 12 dicembre 2014 – “Globalizzazione, Giovani e Giustizia Globale”, è il trinomio affrontato da Solidarietà e Cooperazione Cipsi – coordinamento di 31 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale – mercoledi 10 dicembre con il Centro Studi Interculturali di Verona, durante la giornata internazionale dei diritti umani. Il seminario si inquadra nell’ambito delle iniziative promosse da CONCORD Italia, in occasione del semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea, con il contributo della Commissione Europea e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione. È il trinomio necessario per affrontare la crisi economica sociale e politica che stiamo vivendo ed è anche il cuore di una ricerca che ha coinvolto i giovani di sei paesi europei (Irlanda, Slovenia, Portogallo, Italia, Spagna, Grecia).

“I giovani oggi sono coloro che hanno la possibilità di invertire la rotta di una economia e una politica al servizio del potere di pochi, perchè appartiene ai giovani la voce più forte per la promozione dei diritti umani. Nei giovani vi è una potenzialità enorme, il coraggio di farsi voce collettiva per il bene comune, che non può essere svenduto ad alcun interesse: l’economia serve a garantire la convivenza tra i popoli, il benessere collettivo. In questo i giovani hanno il coraggio e la potenzialità di invertire la rotta. ” Queste sono le parole di Guido Barbera, presidente Cipsi, che, introducendo un’analisi che mette in relazione i valori di solidarietà e giustizia sociale e l’impegno effettivo del mondo giovanile, invita ad una rilettura delle relazioni come base di una società più equa.

Paola Berbeglia, ricercatrice nel progetto “Challenging the Crisis” aggiunge: “Per promuovere uno sviluppo globale, è necessario parlare di giustizia prima che di solidarietà”. Dalla ricerca emerge che la crisi non aiuta a leggere le interdipendenze tra le dimensioni locali e il tema della giustizia sociale, tuttavia la percezione del mondo giovanile (hanno partecipato alla ricerca giovani dai 15 ai 30 anni) che le azioni collettive-partecipate, siano fortemente più efficaci rispetto a quelle individuali o istituzionali, offre una importante sfida al mondo della solidarietà internazionale, costretto a mettersi in discussione nella capacità di comunicare e trasmettere i propri valori di giustizia globale al fine di promuovere la partecipazione e l’impegno giovanile.

Alla luce di quanto emerso dalla ricerca, 60 youth global advocates lanciano quindi una proposta per promuovere uno sviluppo globale. “Crediamo in un’Italia e in un’Europa diverse- dice Ilaria Signoriello educatrice nel progetto- crediamo in un società capace di sfidare la crisi basandosi sulla rete e sui beni comuni, capace di opporsi ai meccanismi di una finanza criminale con la forza dell’economia sociale. Vogliamo che l’Europa sfidi la crisi promuovendo una nuova economia, che rispetti i diritti e l’ambiente. Solo in questo modo si produce un nuovo sistema di valori, che non sia basato su parametri prettamente economici, ma sulla dignità dell’uomo, sul rispetto dei beni comuni, e sulla capacità di vivere insieme indiscriminatamente”.

Laura Arici, Nicola Perrone, Ufficio Stampa Cipsi

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LA NUOVA LEGGE DI COOPERAZIONE NASCE VECCHIA!

Roma, 20 marzo 2014 – Guido Barbera, Presidente di Solidarietà e Cooperazione CIPSI – Coordinamento di associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale – ha commentato il DDL n. 1326 nell’ambito dell’esame dei disegni di legge sulla riforma della cooperazione allo sviluppo dalla Commissione Esteri del Senato, affermando che la nuova Legge della cooperazioen Italiana, nasce già vecchia! Nel corso dell’Audizione Barbera ha sintetizzato la posizione ufficiale del CIPSI sul nuovo disegno di legge sulla cooperazione internazionale, e ha evidenziato i seguenti punti essenziali.

1. “Il mondo è andato avanti e questa proposta rischia di risultare già vecchia, di fronte agli scenari di crisi, di migrazioni, di continuo aumento dello spread tra miseria e povertà, tra fasce sociali, anche a casa nostra. Oggi la cooperazione ha scenari nuovi. Ha un’identità nuova. Chiede ruoli, ma soprattutto una politica diversa. Una politica non più di aiuti allo sviluppo, ma una politica dei diritti e dei beni comuni per tutti i cittadini.

2. L’attuale proposta, sembra quasi rispondere più alle necessità di accontentare tutti per “fare la riforma”, piuttosto che rispondere alle necessità delle persone e della cooperazione. Tutti, diventano improvvisamente “soggetti della cooperazione”, anche imprese commerciali e con finalità di lucro – comprese le banche. Ci chiediamo come possano, dopo essere state causa della crisi, far parte di relazioni solidali e paritarie tra popoli?

3. Di fronte allo scenario in cui viviamo, una riforma della cooperazione di questo tipo, sembra quasi collocarsi più come strumento per favorire l’operatività internazionale dei “nuovi soggetti riconosciuti” e facilitare la possibilità di gestione “italiana” di fondi multilaterali, ossia: “non abbiamo soldi noi, facciamo cooperazione con gli altri”!

4. Esiste un problema di identità e di politica che questa legge non affronta in quanto:

  • Mantiene la cooperazione all’interno del Ministero degli Esteri e della Cooperazione quale: “parte integrante e qualificante della politica estera dell’Italia”. Se la cooperazione deve confrontarsi con i flussi migratori, le problematiche di inclusione sociale, le situazioni globali che costituiscono il ciclo di vita completo dei cittadini e di una società, perché relegare la cooperazione alla sfera degli esteri e non innalzarla invece alla “cabina di regia” della politica del Paese, delegando gli Esteri di farsi portatori nel mondo delle nostre proposte. Un Ministero della cooperazione o una cabina centrale alla Presidenza del Consiglio, sarebbero la risposta chiara alla volontà di una vera, concreta e coerente politica di cooperazione.
  • Si aumentano ulteriormente i luoghi decisionali e gestionali della cooperazione e non si identifica un responsabile “unico”. Tale situazione non risponde ai principi di efficacia ed efficienza. Riteniamo essere indispensabile avere un responsabile unico politico a cui risponde un responsabile unico esecutivo (Agenzia).

5. Il testo base del DDL 1326 paga l’assenza di coraggio di un cambio radicale di politica. La politica che ci occorre deve rimettere al centro le persone. Deve rivolgersi a implemetare rapporti paritari e di giustizia tra i Paesi e le loro comunità, sostenere processi partecipativi e di autogoverno, ridisegnare sovranità democratiche. Non può fare questo attraverso soggetti e strumenti che, per natura, operano nella competizione e per il guadagno. Non possiamo continuare a destinare il 50-60% di fondi in aiuti di stato, ben conoscendo l’inneficacia, l’inneficenza e la corruzione presenti, destinando invece il 10-15% a quella società civile che tutti sappiamo resistere, combattere giornalmente per la sopravvivenza e per i propri figli! Poi ci lamentiamo e ci stupiscono se salgono sui barconi per morire nel nostro mare! La cooperazione non può utilizzare quegli strumenti e quei soggetti che stanno producendo quelle cause di miseria, ingiustizia, divario crescente, che invece dovrebbe affrontare e cambiare. Non c’è democrazia senza partecipazione! Non ci può essere cooperazione senza partecipazione. L’eccezionale innovazione della 49 che riconobbe il ruolo della società civile nella cooperazione, nel DDL 1326, sembra per lo meno annebbiarsi, mentre il mondo intero riconosce il ruolo delle donne in Africa, dei Movimenti per l’acqua in Bolivia, dei contadini in Brasile, nel Sahel ecc.

Questa proposta manca di coraggio. Noi ugualmente siamo convinti che sia necessaria una nuova legge, ma non ci accontentiamo. Siamo convinti che sia possibile oltre che necessario, fare una legge migliore, di più alto profilo, come lo è stata la 49 nel 1987. Liberiamoci però dai tatticismi politici, istituzionali e non, per non arrivare semplicemente ad una legge, già vecchia”.

Ufficio Stampa: Nicola Perrone, ufficiostampa@cipsi.it

Cipsi | Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale

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Volontariato, Relazioni e Condivisione

Guido Barbera, presidente CIPSI, interviene domenica mattina in occasione dell’Assemblea Soci di GMA onlus del 15-16 Marzo.

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L’essere qui oggi per me ha un grande significato perchè nel GMA ho sempre visto un luogo di capacità di rinnovamento nell’andare al passo con i tempi e anche questo ricambio generazionale è un passo decisamente significativo, a mio avviso, ed uno dei motivi per i quali questa mattina mi ha spinto ad essere qui. Ho visto il cammino di alcuni giovani che stanno facendo. Io credo sia importante mettere insieme questa saggezza di chi ha l’esperienza di decenni sulle spalle, l’esperienza maturata è sempre un valore importante di cui far tesoro, ma saperla mettere in relazione con entusiasmo, la vivacità, l’innovazione dei giovani per fare un cammino. Il cammino, credo, partendo dai giovani sia fortemente legato all’esperienza di volontariato.
Io ho iniziato a 14 anni quando la prima volta una sera, in chiesa, al mare ho incontrato Don Luigi Ciotti e mi ha affascinato e trainato nei suoi gruppi, nei suoi incontri a interessarmi di quelli che erano i problemi dei giovani. In quel periodo avevo un grande sogno, anzi ce lo avevo già da piccolo, a quelli che mi chiedevano cosa farai da grande, rispondevo, il medico perchè devo andare in Africa a curare i bambini. Poi non ho fatto il medico e non sono mai andato come volontario in Africa. Mio padre non voleva che facessi il medico e ho studiato tutt’altro ma non ho mai mollato quell’idea dell’Africa, dell’altro, dei giovani, degli anziani e ho avuto la fortuna di essere molto impegnato con i giovani in parrochia e mi sono messo in silenzio in attesa che i tempi cambiassero e dopo un pò ho accettato l’invito di una amica che era assessore ai servizi sociali per iniziare varie attività coinvolgendo i giovani per seguire le varie povertà nel territorio, i bambini che non andavano a scuola, perchè vivevano in famiglie disagiate, le ragazze madri, i ragazzi o ragazze o persone che uscivano dal carcere, gli anziano che non potevano andare a fare la spesa e vivevano semi-abbandonati in casa, ecc…
Avevamo creato una rete di giovani che dedicavano una parte del loro tempo a seguire queste problematiche ma non solo seguirle per andar a fare un’ora di dopo scuola o andar a far la spesa per la persona anziana, ecc… ma per risollevare dalla città quelle problematiche di quelle persone.
In quel periodo ho capito che il volontariato aveva un ruolo molto importante, era occuparsi della vita di queste persone che in qualche modo era anche la mia vita perchè faceva parte di quel contesto dove anche io vivevo li vicino e quindi problematiche che erano comuni.
Ho iniziato a capire dentro di me la profondità di quegli appelli, di quei messaggi.
Certe questioni non vanno bene alla nostra società, soprattutto alla nostra politica o se vogliamo dire, ai nostri centri di potere.
Oggi, parlare di volontariato senza collegarlo alle persone e alle problematiche in cui vivono, sia falso, sia un volontariato falso.
Quando vedo il mondo del volontariato di oggi che accetta passivamente l’evoluzione politica, le leggi, le decisioni che vengono prese senza dire nulla o addirittura ringraziando perchè in tempo di crisi si lascia qualche risorsa, mentre di fatto si sta tagliando le gambe al volontariato italiano a livello di contenuti, io non lo posso accettare. Quando utilizzo degli strumenti di comunicazione, noi come Cipsi abbiamo fatto una grossa campagna contro Mission perchè il modo di comunicare la tragedia di quelle persone non lo possiamo accettare. Ci sono delle persone in ballo, non ci sono delle semplici raccolta fondi. La drammaticità di milioni di persone che vivono in situazioni quotidiane disastrose che vengono raccontate da illustri sconosciuti in questo mondo.
Il volontariato non può essere semplicemente una raccolta di fondi per fare o dare qualche cosa a qualcuno.
Io credo che il volontariato abbia un senso, un significato profondo nel momento in cui ha dei valori fondamentali. Si mette in relazione con le persone
e la relazione non è semplicemente assisterti mentre stai male in un ospedale o aiutarti a fare i compiti. La relazione vuol dire entrare in un rapporto diretto, di scambio profondo, di conoscenza di condivisione delle problematiche che stai vivendo. Quando io condivido il problema che tu vivi, lo confronto con i miei e ne discutiamo, faccio politica, perchè la politica è affrontare le problematiche che ci sono della nostra vita in comune per trovare le maniere per risolverlo o migliorare le situazioni o difendere quei beni di cui abbiamo bisogno, i famosi beni comuni. Il volontariato vuol dire, io credo, di fare politica, nell’affrontare insieme le problematiche della vita, della convivenza per trovare le strade migliori da seguire per risolverle, per migliorarle per camminare insieme. Sicuramente il volontarito diventa momento di incontro ma non semplicemente l’incontro rapido, sfuggevole  ma vuol dire fermarsi  e trovare le soluzioni.
Oggi abbiamo bisogno di volontariato di questo tipo.