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Dalla Cooperazione Internazionale a una Politica della Convivenza

Barbera (presidente Cipsi): “La nuova politica della Convivenza inizia da un collegamento permanente tra organizzazioni della società civile di Cooperazione internazionale, Accoglienza migranti, Sociale italiano e tutela dell’Ambiente.” Nuove associazioni africane entrano nel CIPSI”.

Roma, 28 novembre 2016 – “La nuova politica della Convivenza inizia da un collegamento permanente tra organizzazioni della società civile di Cooperazione internazionale, Accoglienza migranti, Sociale italiano e tutela dell’Ambiente”. Conclude così Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione CIPSI – coordinamento di 30 associazioni di solidarietà – la giornata di formazione svoltasi sabato 26 novembre 2016 a Roma nel contesto di un’Assemblea dei Soci CIPSI che ha dato il benvenuto a nuovi Soci, tra cui due Assoiciazioni dell’Africa: Associazione Jurée del Senegal e AMT/WAFA del Camerun.

“La lotta alla povertà in Italia, continua Barbera, ha bisogno di maggiori risorse, di adeguamenti della normativa per un mondo globalizzato che è cambiato. Viviamo in un mondo interdipendente: il nostro ruolo è assumere responsabilità e ripartire dalla comunità locale, da reti territoriali e sociali in modo orizzontale. Il futuro del welfare è partecipato! È urgente anche una nuova economia Sociale e Solidale. La cooperazione Internazionale così come l’abbiamo conosciuta e vissuta negli ultimi decenni, è storicamente finita! È evidente, oggi, che i flussi migratori stanno cambiando la realtà e il volto dei nostri territori, non sono un fatto contingente legato a particolari sconvolgimenti di natura politica, economica o sociale, ma rappresentano invece un elemento strutturale, conseguenza della natura delle relazioni e del sistema economico mondiale globalizzato in cui viviamo, oltre che dei cambiamenti ambientali che stiamo vivendo. L’aiuto a casa loro perché non vengano da noi non può funzionare se non cambia il modello di sviluppo, ma soprattutto la politica di relazione e partecipazione dei cittadini nella costruzione della Polis comunitaria e della gestione del proprio territorio. Accesso ai diritti e ai beni comuni in ugual maniera per tutti i cittadini, in ogni Paese, è l’obiettivo centrale dell’Agenda 2030. Questo ci chiede di superare la sola politica di Cooperazione per sviluppare una Politica della Convivenza. Una politica che parte dal territorio locale per aprirsi al mondo. Una politica che parte dai cittadini e si rivolge ai cittadini. Una politica non di muri, ma di inclusione: non solo di razze, culture e religioni, ma anche di saperi, costumi e tradizioni. Una politica dove la persona non è strumento di produzione, ma portatrice di diritti. Tutto questo e altro, ci proiettano oggi verso una nuova identità della cooperazione, ma anche verso un nuovo ruolo dei cittadini e delle loro varie forme di aggregazione”.

Alla giornata di formazione, svoltasi a Roma presso uno spazio di Altramente, hanno partecipato circa 50 realtà e associazioni di diversi settori, e in particolare sono intervenuti: Augusto Battaglia (Presidente Comunità Capodarco RM, già parlamnetare ed Assessore Regione Lazio), Patrizia Sentinelli (già Viceministro Affari Esteri con delega alla Cooperazione), Jean Fabre (già Vice Direttore ufficio UNDP Ginevra). Nel pomeriggio c’è stata un’animata Tavola rotonda con Maurizio CEI (Consorzio Coeso Empoli), Raffaella Galeone e Mauro Pagnano (Etiket Comunicazione Sociale per NCO – Nuova Cooperazione Organizzata), Letizia Cesarini Sforza (Collegamento Italiano Lotta alla Povertà Cilap–EAPN), Silvia Stilli (Direttrice ARCS e portavoce AOI), Cnca … e molteplici associazioni e soci del Cipsi.

Cipsi | Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale

Nicola Perrone – Ufficio stampa Cipsi – Rivista Solidarietà Internazionale – Operatore Locale di Progetto (OLP) Servizio Civile Nazionale

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I 30 ANNI DEL CIPSI: IMPEGNO PER LA GIUSTIZIA, I DIRITTI, L’AMBIENTE

Guido Barbera (presidente Cipsi): “Dopo 30 anni la sfida è reinventarsi e rigenerarsi, responsabilizzare e valorizzare i giovani, per un rinnovato impegno verso la giustizia, i diritti, l’ambiente, i migranti. Denunciando le cause della povertà. Alla luce dei crescenti flussi migratori attiviamo nuove forme e strumenti di partecipazione e collaborazione”.

Roma, 19 ottobre 2015 – Sabato 17 ottobre sono stati celebrati ad Assisi i 30 anni del Cipsi, con un’assemblea pubblica aperta a tutti. Guido Barbera, presidente del Cipsi, nel suo intervento ha dichiarato: “Viviamo tempi di grandi cambiamenti nella società. Abbiamo scelto Assisi come luogo significativo per la lotta alla povertà. Dopo 30 anni la sfida è reinventarsi e rigenerarsi, valorizzare i giovani, con un rinnovato impegno più ampio per la giustizia, i diritti, l’ambiente. Con un ruolo sempre più significativo a livello di campagne e di denuncia delle cause della povertà. In questi trent’anni è cambiato il mondo. Le strade, sono cambiate. Le relazioni, sono cambiate. Gli strumenti, sono cambiati. Anche i nostri diritti, sono cambiati! Oltre 124 milioni di persone in Europa sono in povertà: e la strategia Europa 2020 è una presa in giro. In questi 30 anni abbiamo investito in iniziative provocatorie e ‘profetiche’ in direzione del cambiamento.

Oggi, le casse sono drammaticamente vuote, svuotate dalle stesse pratiche economiche sviluppate dai poteri economici-finanziari, accompagnati da interessi personali, concussioni e corruzioni. Se trent’anni fa siamo cresciuti nel protagonismo della società civile e del volontariato in un contesto uniforme, oggi parole come – gratuità e solidarietà – da sole non bastano più a collocare la nostra presenza ed azione. La società civile si è dotata in questi anni, di molteplici forme di volontariati attivi, protagonisti della vita sociale locale ed internazionale, sempre più competitivi anche tra loro e, a volte, anche contrapposti. Non serve alcuna forma di “competitività”! Il nostro futuro è l’unità. Sono i giovani. Dobbiamo, anche alla luce dei crescenti flussi migratori, prendere atto delle diversità esistenti e attivare forme e strumenti di partecipazione e collaborazione, sulla base di valori culturali, politici e sociali convergenti, a livello di strategie e di metodologie condivise”.

All’assemblea erano presenti numerose personalità del mondo associativo e sono intervenuti: Graziano Zoni (Emmaus) con una relazione introduttiva che ha ricostruito i 30 anni del Cipsi, Rosario Lembo (Comitato Italiano Contratto Mondiale dell’Acqua), Silvia Stilli (Direttrice ARCS e Portavoce dell”Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale), Francesco Petrelli (Concord Italia), Nicoletta Teodosi (Collegamento Italiano di Lotta alla Povertà – sezione italiana di EAPN), Flavio Lotti (Tavola per la Pace), Pasquale De Muro (Università RomaTre), Niccolò Rinaldi (ex parlamenare europeo), Tonio Dell’Olio (Libera).

Al termine dell’assemblea è stato eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione composto da: Guido Barbera (presidente), Paola Berbeglia (Vice-Presidente), Laura Arici, Ilaria Signoriello, Loredana Costa, Simone Naletto e Alessandro Ventura.

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Volontariato, Relazioni e Condivisione

Guido Barbera, presidente CIPSI, interviene domenica mattina in occasione dell’Assemblea Soci di GMA onlus del 15-16 Marzo.

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L’essere qui oggi per me ha un grande significato perchè nel GMA ho sempre visto un luogo di capacità di rinnovamento nell’andare al passo con i tempi e anche questo ricambio generazionale è un passo decisamente significativo, a mio avviso, ed uno dei motivi per i quali questa mattina mi ha spinto ad essere qui. Ho visto il cammino di alcuni giovani che stanno facendo. Io credo sia importante mettere insieme questa saggezza di chi ha l’esperienza di decenni sulle spalle, l’esperienza maturata è sempre un valore importante di cui far tesoro, ma saperla mettere in relazione con entusiasmo, la vivacità, l’innovazione dei giovani per fare un cammino. Il cammino, credo, partendo dai giovani sia fortemente legato all’esperienza di volontariato.
Io ho iniziato a 14 anni quando la prima volta una sera, in chiesa, al mare ho incontrato Don Luigi Ciotti e mi ha affascinato e trainato nei suoi gruppi, nei suoi incontri a interessarmi di quelli che erano i problemi dei giovani. In quel periodo avevo un grande sogno, anzi ce lo avevo già da piccolo, a quelli che mi chiedevano cosa farai da grande, rispondevo, il medico perchè devo andare in Africa a curare i bambini. Poi non ho fatto il medico e non sono mai andato come volontario in Africa. Mio padre non voleva che facessi il medico e ho studiato tutt’altro ma non ho mai mollato quell’idea dell’Africa, dell’altro, dei giovani, degli anziani e ho avuto la fortuna di essere molto impegnato con i giovani in parrochia e mi sono messo in silenzio in attesa che i tempi cambiassero e dopo un pò ho accettato l’invito di una amica che era assessore ai servizi sociali per iniziare varie attività coinvolgendo i giovani per seguire le varie povertà nel territorio, i bambini che non andavano a scuola, perchè vivevano in famiglie disagiate, le ragazze madri, i ragazzi o ragazze o persone che uscivano dal carcere, gli anziano che non potevano andare a fare la spesa e vivevano semi-abbandonati in casa, ecc…
Avevamo creato una rete di giovani che dedicavano una parte del loro tempo a seguire queste problematiche ma non solo seguirle per andar a fare un’ora di dopo scuola o andar a far la spesa per la persona anziana, ecc… ma per risollevare dalla città quelle problematiche di quelle persone.
In quel periodo ho capito che il volontariato aveva un ruolo molto importante, era occuparsi della vita di queste persone che in qualche modo era anche la mia vita perchè faceva parte di quel contesto dove anche io vivevo li vicino e quindi problematiche che erano comuni.
Ho iniziato a capire dentro di me la profondità di quegli appelli, di quei messaggi.
Certe questioni non vanno bene alla nostra società, soprattutto alla nostra politica o se vogliamo dire, ai nostri centri di potere.
Oggi, parlare di volontariato senza collegarlo alle persone e alle problematiche in cui vivono, sia falso, sia un volontariato falso.
Quando vedo il mondo del volontariato di oggi che accetta passivamente l’evoluzione politica, le leggi, le decisioni che vengono prese senza dire nulla o addirittura ringraziando perchè in tempo di crisi si lascia qualche risorsa, mentre di fatto si sta tagliando le gambe al volontariato italiano a livello di contenuti, io non lo posso accettare. Quando utilizzo degli strumenti di comunicazione, noi come Cipsi abbiamo fatto una grossa campagna contro Mission perchè il modo di comunicare la tragedia di quelle persone non lo possiamo accettare. Ci sono delle persone in ballo, non ci sono delle semplici raccolta fondi. La drammaticità di milioni di persone che vivono in situazioni quotidiane disastrose che vengono raccontate da illustri sconosciuti in questo mondo.
Il volontariato non può essere semplicemente una raccolta di fondi per fare o dare qualche cosa a qualcuno.
Io credo che il volontariato abbia un senso, un significato profondo nel momento in cui ha dei valori fondamentali. Si mette in relazione con le persone
e la relazione non è semplicemente assisterti mentre stai male in un ospedale o aiutarti a fare i compiti. La relazione vuol dire entrare in un rapporto diretto, di scambio profondo, di conoscenza di condivisione delle problematiche che stai vivendo. Quando io condivido il problema che tu vivi, lo confronto con i miei e ne discutiamo, faccio politica, perchè la politica è affrontare le problematiche che ci sono della nostra vita in comune per trovare le maniere per risolverlo o migliorare le situazioni o difendere quei beni di cui abbiamo bisogno, i famosi beni comuni. Il volontariato vuol dire, io credo, di fare politica, nell’affrontare insieme le problematiche della vita, della convivenza per trovare le strade migliori da seguire per risolverle, per migliorarle per camminare insieme. Sicuramente il volontarito diventa momento di incontro ma non semplicemente l’incontro rapido, sfuggevole  ma vuol dire fermarsi  e trovare le soluzioni.
Oggi abbiamo bisogno di volontariato di questo tipo.

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Corso Insegnanti – Beni e Individui

CORSO PER INSEGNANTI ed EDUCATORI 

BENI E INDIVIDUI:
Tecniche di alfabetizzazione della convivenza nella diversità 

15-29 NOVEMBRE
6      DICEMBRE

via Luppia Alberi 1 Montagnana
                                                            

Venerdì 15 – 29 Novembre dalle ore 16.30 alle ore 19.30
Venerdì 6 Dicembre             dalle ore 16.30 alle ore 19.30

Sono frequenti le pressioni subite da insegnanti da parte di famiglie che ritengono che prendersi cura di bambini/e e ragazzi/e provenienti da altri paesi e culture significhi lasciare indietro i figli/e degli autoctoni. Ciò avviene specialmente in territori in cui il contesto, spesso deprivato,  spinge a reiterare modelli e valori legati a  contesti molto tradizionali, che spesso alimentano  pregiudizi e stereotipi nei confronti della diversità.

Questo corso intende lavorare, con metodi attivi, sulla realtà del pregiudizio nel contesto territoriale di intervento ed utilizzare tecniche socio-drammatiche per affrontare in particolare le paure che danno origine ai pregiudizi.

Infatti molti degli atteggiamenti verso la diversità oltrechè dai pregiudizi sono provocati dalle paure, in particolare dell’ignoto e del diverso. Quando inizia una familiarizzazione con questi aspetti ritenuti meno mostruosi e pericolosi, più facilmente si entra in contatto con l’altro e recedono atteggiamenti aggressivi. Per altro, molto di ciò che ci fa paura, è un “fatto interno” che ha bisogno di venire rappresentato attraverso giochi di ruolo ed esercizi di decentramento cognitivo ed affettivo. Il laboratorio di alfabetizzazione  socio-affettiva sulla diversità permette di entrare in contatto con le parti svalutate di se stessi, giocandole insieme con i propri colleghi.

Obiettivi:

Apprendimento di tecniche per favorire nei ragazzi:

•           l’accettazione di se-stessi e degli altri

•           la tolleranza alla frustrazione

•           l’espressione costruttiva dei propri stati d’animo

•           l’individuazione dei propri modi di pensare abituali

•           il rapporto tra pensieri ed emozioni

•           l’acquisizione di abilità di autoregolazione del proprio comportamento

 

Metodologia:

Si tratterà di un corso-laboratorio articolato in una serie di 3 incontri in cui gli insegnanti impareranno tecniche per favorire nei ragazzi la consapevolezza ed il dialogo interiore e  la trasformazione di  pensieri irrazionali distruttivi e di incapacità. Si tratterà si utilizzare un approccio esperienziale, basato sul gioco di ruolo, sul gioco di simulazione e sulla discussione in gruppo.