durata progetto: Triennale Progetto "Alghe Mozambico" Il progetto propone l’alghicoltura alla popolazione costiera della Provincia di Nampula, nel Mozambico settentrionale, come nuova fonte di reddito in alternativa alla pesca artigianale, attualmente la sua principale fonte di sostentamento. Questa forma di acquicoltura estensiva si basa sulla coltivazione dell’alga marina Kappaphycus alvarezii (nome commerciale cottonii), la principale fonte mondiale di kcarragenati, una famiglia di colloidi idrofili che trovano numerosi impieghi nell’industria alimentare, cosmetica e dell’igiene personale. Il progetto, di durata
triennale, è promosso da un consorzio di
tre ONG italiane: (il G.M.A. di Montagnana-PD, il Ce.Svi.Te.M.
di Mirano-VE e il C.I.P.S.I. di Roma) ed è cofinanziato al 70%
dal Ministero Affari Esteri italiano.
Il progetto intende avviare alla produzione di alghe 150 nuclei familiari di alcuni villaggi selezionati, per un totale di circa 1.500 beneficiari diretti. L’utile netto generato dall’esportazione delle alghe servirà a finanziare microprogetti di utilità sociale nei villaggi bersaglio (scuole, pozzi, ambulatori, ecc.), per circa 15.000 beneficiari indiretti. L’iniziativa getta inoltre le basi dello sviluppo dell’alghicoltura nel Mozambico, come già avvenuto con successo in altri Paesi africani.
In Mozambico la pesca artigianale è in forte crisi per l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche sottocosta, la scarsità di credito per il settore, le carenze nella commercializzazione del pescato e infine la crescente competizione con la pesca industriale, in maggioranza a capitale straniero. Le imbarcazioni e le attrezzature dei piccoli pescatori sono per contro del tutto inadeguate alla pesca offshore, dove invece le risorse sono ancora abbondanti. Il reddito medio di un pescatore artigianale è meno di 1 dollaro al giorno, per di più disponibile solo nei 6-8 mesi in cui questa attività è resa possibile dalle condizioni meteo-climatiche. Con la conversione dei pescatori artigianali
in coltivatori di alghe, l’alghicoltura diviene una fonte di reddito
integrativa o alternativa alla pesca, della quale però non comporta
i rischi né la precarietà. Le alghe sono infatti prodotte
in acque molto basse e secondo cicli produttivi mensili, per di più estendibili
all’intero anno. L’attività proposta presenta anche vantaggi dal punto di vista ambientale, dal momento che riduce l’inquinamento di tipo organico, utilizzato dalle alghe come fertilizzante, come pure lo sforzo di pesca, diminuendo il prelievo sulle risorse ittiche. I “campi” ad alghe sono inoltre ambienti protetti che fungono da nursery per giovani pesci e crostacei, aiutando ulteriormente la ricostituzione delle risorse ittiche. Essa infine privilegia la componente femminile della famiglia, a differenza della pesca, dominio esclusivamente maschile. Del tutto compatibile dal punto di vista sociale e culturale, l’alghicoltura rappresenta per le donne una significativa fonte di reddito e di emancipazione.
Principali attività previste dal progetto
La coltivazione dell’alga cottonii La coltura estensiva
dell’alga cottonii, attualmente
praticata nella zona costiera intertropicale da più di
150.000 famiglie nel mondo, è un’attività produttiva
che non richiede infrastrutture costose né tecnologie
sofisticate. Al termine, le corde sono recuperate e le alghe raccolte, pulite e messe a seccare al sole. Un 20% del raccolto è subito riutilizzato come innesco del nuovo ciclo produttivo. In 3 giorni di esposizione al sole l’umidità si riduce al 30% e le alghe sono pronte per l’esportazione, che avviene tramite container. L’industria di trasformazione ottiene la migliore qualità di kcarragenati processando le alghe nei tre mesi successivi all’essiccazione.
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