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L’atteggiamento assunto dai media e da noi cittadini italiani nega il rispetto delle persone, proprio quel rispetto sul quale dovrebbe basarsi la comunicazione.
Montagnana, PD, 14 settembre 2009 “La Comunicazione: opportunità per una cittadinanza globale” è stato il tema affrontato ieri 13 settembre nella giornata del meeting delle famiglie di GMA Onlus. Più di un migliaio di persone si sono riunite per riflettere sul tema della comunicazione e dell’informazione e dei suoi rapporti col mondo della solidarietà. All’unisono i relatori hanno richiamato la centralità delle persone, la necessità di tornare al loro protagonismo, soggetti primi di un’informazione volta a promuoverne la dignità. Dice Eugenio Melandri, direttore della rivista Solidarietà Internazionale: “Il presupposto per una buona comunicazione è chiamare le cose con il loro nome. Partiamo da un punto di vista di dignità condivisa. Dove ognuno può esprimersi, ma ogni parola pronunciata deve contribuire all’armonia. La prospettiva deve essere un' umanità globale dove tutti possono esserci. Se non si guarda in faccia a nessuno non è possibile raccontare gli eventi.” Sulla stessa linea Filomeno Lopes, scrittore e giornalista di Radio Vaticana, il quale parte dalla domanda: “Raccontare popoli e paesi, cosa vuol dire?” e poi “In che modo l’Africa comunica se stessa?” La crisi oggi è mancanza di pensiero che nasce dialogando con la storia. Bisogna inventare un pensiero nuovo, e questo pensiero nuovo deve vedere le persone protagoniste. In Africa le radio locali oggi sono riuscite a fare quello che la politica non è riuscita a fare fino ad oggi. Ha reso la gente protagonista, sapendone interpretare i bisogni. Elisa Kidane, giornalista e scrittrice, parla di identità. L’informazione deve recuperare identità: bisogna tornare ai fatti, oggi invece l’informazione torna alla criminalizzazione, ne denuncia l’imbarbarimento. Troppe volte l’informazione è stata considerata figlia di un dio minore, ma essa ha il potenziale di combattere l’impoverimento e le ingiustizie. Vitale Vitali, presidente di GMA, organizzazione presente nel corno d’Africa da 37 anni, racconta l’esperienza vissuta con angoscia in questi mesi davanti ad una comunicazione che poco ha detto e fatto per i migranti che arrivano sulle coste italiane. Non ci si può permettere di ignorare le cause che conducono a certi fenomeni migratori, non si può ignorare i sogni che hanno condotto alla morte in mare centinaia di eritrei, non si può fingere di non sapere che il Mediterraneo è cimitero per centinaia di persone che nessuno si degna di cercare e di recuperare. L’atteggiamento assunto nega il rispetto delle persone, proprio quel rispetto sul quale dovrebbe basarsi la comunicazione. E in questo sta la responsabilità della società civile, di coloro che sanno guardare negli occhi le persone. Questo lavoro appartiene alla gente, non alle grandi agenzie e alla politica. La consapevolezza e la solidarietà possono partire da noi.” Durante la giornata è stata promossa anche la Campagna per il nobel alle donne africane per il 2010 (informazioni e appello sul sito: www.noppaw.org). LEGGI IL COMUNICATO STAMPA DI PRESENTAZIONE DELL'EVENTO |