|
COMUNICATO STAMPA Giornata Internazionale - Educazione dei bambini con disabilità In Africa, 2 bambini su 10 crescono con un handicap. Sebbene questo gruppo numeroso avrà molta importanza per il futuro del continente, i bambini con disabilità sono ancora meno istruiti rispetto agli altri bambini africani. Appena 1 su 10 sta andando a scuola. Ma l'educazione è un potente alleato nella lotta contro l'esclusione. Leggi tutto...
|
|
COMUNICATO STAMPA Giornata internazionale dell'alfabetizzazione
Guido Barbera (Solidarietà e Cooperazione Cipsi): “In Africa meno del 60% delle ragazze sono iscritte alla scuola primaria. Il 57% delle iscrizioni di ragazze alla scuola primaria non viene accettato. Mettiamo fine a questa discriminazione. L'alfabetizzazione è madre di tutti i diritti umani, pilastro portante di ogni società che voglia definirsi civile e vivere in pace”.
L'alfabetizzazione delle donne sarà una delle tematiche centrali del X Convegno di ChiAma l'Africa "L'Africa in piedi. Ora non lasciamole sole”, che si svolgerà ad Ancona dal 5 al 7 ottobre 2012.
Roma, 7 settembre 2012 – Domani si celebra la Giornata internazionale dell’Alfabetizzazione, istituita dall'Unesco per ricordare quanto educazione e istruzione siano fondamentali per il progresso dei popoli in ogni parte del mondo. Quest’anno il tema scelto è “Coltivare la pace”, centrato sul concetto che una maggiore alfabetizzazione ha come conseguenza più possibilità che si affermi la pace. "Una convinzione che abbiamo portato avanti con forza nella candidatura delle donne africane al Premio Nobel della Pace 2011, fondata proprio su istruzione, formazione e cultura – commenta Guido Barbera, presidente del Coordinamento di associazioni Solidarietà e Cooperazione Cipsi. Dopo l'assegnazione del Nobel 2011 a tre donne, di cui due africane, rimangono da risolvere tutte le sfide aperte e noi continuaiamo a rimanere al fianco di un'Africa in piedi, che cammina a testa alta, fiera della propria cultura, orgogliosa delle proprie peculiarità, rappresentata soprattutto dalle sue donne. L'alfabetizzazione è madre e pilastro fondamentale di ogni società che voglia definirsi civile e che voglia vivere in pace. Nelle donne l’alfabetizzazione diventa madre di tutti i diritti umani. Le rende autonome, libere di sviluppare la loro personalità, in grado di partecipare in maniera più attiva e responsabile alla vita della propria famiglia e della propria comunità". "L’analfabetismo - continua Barbera – è una piaga che troppo spesso colpisce le donne d’Africa, per tante cause diverse: la necessità economica di lavorare per sostenere la famiglia, ma anche la malnutrizione, i conflitti armati, la priorità che spesso viene data all’istruzione maschile. Il diritto all’istruzione è strettamente connesso al diritto alla vita. Sono migliaia le storie di donne africane a cui la scuola ha ridato un futuro, la speranza e la possibilità di conquistare un’esistenza dignitosa nella propria terra di origine. La dignità delle donne passa anche e soprattutto attraverso la loro formazione”. “Vogliamo continuare a porre questo tema al centro delle nostre riflessioni e delle nostre attività – conclude Barbera - per questo è stato inserito nel nuovo appello “Ora non lasciamole sole”, che è possibile firmare a questo link http://cipsi.it/non-lasciamole-sole/ e che è collegato a diversi progetti e iniziative in avvio e in fase di realizzazione in Africa e in Europa, soprattutto nel settore dell’educazione e della formazione di bambine e donne.
In Africa centrale e occidentale, il tasso di istruzione è più basso rispetto al resto del mondo – denuncia Barbera - meno del 60% delle ragazze sono iscritte alla scuola primaria. Il 57% delle iscrizioni di ragazze alla scuola primaria non viene accettato. Mettiamo fine a queste discriminazioni ancora esistenti, basate sul genere! Il tasso di alfabetizzazione delle donne in Africa è del 51% (il tasso di alfabetizzazione degli uomini è del 67%), anche se queste cifre si abbassano nelle aree rurali e da paese a paese. Solo per fare qualche esempio, il tasso di alfabetizzazione delle donne adulte (15+), passa dal 95% del Lesotho e 89% di Guinea Equatoriale e Zimbabwe, al 22% di Burkina Faso e Chad, fino al 18% del Mali. Queste percentuali in media salgono quando si parla di giovani donne tra i 15 e i 24 anni, arrivando fino al 99% a Capo Verde e in Zimbabwe”. All’educazione sarà dedicata una sessione specifica durante il X° Convegno di ChiAma l'Africa 'L'Africa in Piedi. Ora non lasciamole sole', che si svolgerà ad Ancona dal 5 al 7 ottobre 2012. Un evento in cui sono in programma incontri sul ruolo delle donne in vari ambiti della vita quotidiana della società, dalla salute alla famiglia, dall'educazione dei ragazzi alla governance e alla politica. Previsti poi dialoghi e tavole rotonde tra donne provenienti dall'Africa, dalla diaspora africana e dall'Italia, rappresentanti di istituzioni, associazioni ed enti locali. Tra le relatrici presenti, la teologa camerunense Helene Yinda, la dottoressa Kindi Taila, le rappresentanti delle donne senegalesi: Billy Angèle, Diop Fatoumata Bintou, Seck Bousso, Ndur Amy.
Per informazioni: Solidarietà e Cooperazione Cipsi, tel. 06.5414894, mail:
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
, web: www.cipsi.it.
|
|
COMUNICATO STAMPA La scuola Italiana di Asmara inizierà il nuovo anno scolastico senza le prime classi. Gli allievi delle elementari non potranno più andare alle medie e alle superiori.
Barbera – Solidarietà e Cooperazione CIPSI – in una lettera al Ministero degli Affari Esteri, denuncia la soppressione delle prime classi della Scuola Italiana di Asmara: è un violazione del diritto all’educazione ed un atto di discriminazione. Roma, 11 luglio 2012 – Il Ministero degli Affari esteri ha comunicato lo scorso 5 luglio la soppressione immediata delle prime classi della Scuola Italiana di Asmara a partire dal prossimo anno scolastico 2012-2013. In una lettera al Ministro degli Affari Esteri e al Ministro della Cooperazione, il Presidente di Solidarietà e Cooperazione CIPSI si unisce alla richiesta dei genitori degli oltri 1000 studenti che frequentano la scuola per chiederne l’immediata sospensione della decisione. Tale decisione, afferma il presidente del CIPSI Barbera, non rappresenta semplicemente l’avvio di fatto della chiusura della scuola, ma è una vera e propria violazione del diritto all’educazione per gli studenti che la frequentano regolarmente ed inoltre è un atto discriminatorio tra i bambini italiani, quelli eritrei e di altre nazionalità che potrebbe portare anche a momenti di tensione nelle relazioni locali. Per i soli bambini italiani, rimarrebbe infatti aperta una possibilità. La chiusura delle prime classi, sottolinea Barbera, comporta di fatto l’impossibilità degli studenti ad accedere alla scuola superiore. Uno studente che completerà le elementari, non potrà più frequentare la scuola media e così lo studente che completerà la scuola media non potrà andare a nessuna scuola superiore. La decisione, sembra dovuta ad una richiesta sindacale di garanzia dei contratti degli insegnanti per 9 anni, mentre il governo locale, dopo un’autorizzazione di due anni, sarebbe stato disponibile a riconoscerne in via eccezionale cinque, non sufficienti però ad accontentare le richieste iniziali. Riteniamo la mediazione raggiunta con le autorità locali per i contratti degli insegnanti, una grande apertura, afferma Barbera, che dovrebbe essere sufficiente ad evitare la privazione del diritto all’educazione degli studenti. Da oltre 40anni le associazioni del nostro coordinamento sono presenti in Eritrea a fianco dei bambini e della popolazione locale, conclude Barbera. Hanno vissuto ogni sfaccettatura della storia e della vita quotidiana di questi decenni, senza mai abbandonare il loro posto, la popolazione locale e in particolare i bambini, neppure nei momenti estremamente difficili o di fronte alle difficoltà crescenti nelle relazioni con le autorità locali. Con forza chiediamo al nostro Governo di non tagliare la speranza dei giovani e di garantire loro il diritto allo studio.
Per informazioni: Francesca Tacchia Ufficio stampa Solidarietà e Cooperazione Cipsi, tel. 06.5414894 Email:
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
- web: www.cipsi.it
|
|
COMUNICATO STAMPA La Cooperazione è un approccio per costruire un mondo diverso. Non aiuto. Non interesse. I partiti non intralcino il processo per il Forum avviato dal ministro Riccardi. Barbera, CIPSI: La Cooperazione fa parte dell’identità stessa di una politica a servizio dei cittadini e dei popoli. Un dovere etico e morale: non aiuto, non interesse. Nel mondo globalizzato di oggi, la cooperazione deve essere garanzia di coerenza politica, di tutela dei diritti e dei beni comuni: supera la sola politica estera per caratterizzare tutta la politica di un Paese. Chiediamo ai partiti di ritirare la proposta di legge al Senato. Roma, 30 luglio 2012 – Di fronte all’iter avviato dalla Commissione Esteri del Senato con l’unificazione dei due testi di riforma della legge di cooperazione italiana, Guido Barbera – a nome delle 40 associazioni aderenti a Solidarietà e Cooperazione CIPSI – esprime forti perplessità per l’improvvisa forzatura dei tempi, dopo che per 20 anni le stesse forze politiche oggi proponenti, non hanno voluto e saputo trovare una soluzione. Da anni ribadiamo la necessità di una riforma della legge, sottolinea Barbera, ma non possiamo condividere un’azione imposta da accordi ed interessi politici, che non affronta i veri problemi della cooperazione e contrasta, quasi si contrappone, con l’iter partecipativo avviato dall’attuale Ministro dell’integrazione sociale e della cooperazione internazionale con il prossimo Forum di Milano. Il concetto di cooperazione come aiuto pubblico allo sviluppo, ribadisce Barbera, deve trasformarsi in una cultura della cittadinanza globale dove il benessere personale è conseguente al benessere collettivo e alla capacità di convivenza comune. La cultura di cooperazione sociale richiede quindi un coinvolgimento diretto e forte e l’impegno politico a partire dal Parlamento, per svilupparsi attraverso il Governo e gli Enti locali in modo permanente, coinvolgendo tutti gli attori contigui alla cooperazione (organizzazioni della società civile, scuole, comunità della diaspora, commercio equo e solidale, micro finanza, turismo responsabile, altra economia, ecc.). La Cooperazione deve costituire l’identità stessa di una politica a servizio dei cittadini e dei popoli. Per questo riteniamo l’attuale presenza di un Ministro per l’integrazione sociale e la Cooperazione un punto di non ritorno per la nostra amministrazione pubblica. Un Ministro specifico, non un Vice Ministro, dotato di chiare funzioni di indirizzo e di coordinamento della cooperazione nell’ambito della politica generale del Paese, con specifico mandato di responsabilità dell’uso delle risorse e di coerenza delle politiche, attraverso un’adeguata struttura autonoma ed un fondo unico in gestione separata, in cui confluiscano tutte le risorse economiche del bilancio dello Stato destinate alla cooperazione internazionale. Diciamo no con forza, conclude Barbera, a qualunque riforma “apparente” della cooperazione come si tenta di fare con questa proposta. Chiediamo una nuova politica di cooperazione che sappia mettere le basi per un nuovo progetto di solidarietà e di relazioni umane tra i popoli, superando barriere geografiche ed interessi economici-finanziari. Una politica che sia in grado di affrontare i nostri problemi come quelli di ogni altro popolo, volta all’integrazione e non all’esclusione o al respingimento. Oggi più che mai le istituzioni devono garantire legalità, uguaglianza e solidarietà istituzionale e sociale, assicurando eque e giuste risorse per tutti. Per informazioni: Francesca Tacchia Ufficio stampa Solidarietà e Cooperazione Cipsi, tel. 06.5414894 Email:
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
- web: www.cipsi.it |
|
|