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AGOSTO 2009 Un gruppo di Giovani di Pisa ha vissuto un esperienza di animazione a Dubbo - ETIOPIA Raccontano esperienze, reazioni, pensieri, eventi, paesaggi...
27/07/2009 DESTINAZIONE DUBBOWelcome to Dubbo! Siamo appena arrivati al centro delle suore missionarie del Sacro Cuore e da oggi la nostra vita cambierà. Ci guardiamo intorno un po’ spaesati ed impauriti: la nostra prima vera giornata in Africa sta per cominciare. Due calci al pallone, qualche foto ai fiori, uno sguardo al cielo etiopico inaspettatamente privo di nuvole. Sono circa le 10, e suor Ceila ci chiama invitandoci a seguirla; abbiamo solo una vaga idea di quello che ci aspetta sulla strada, subito fuori dal centro missionario e, per questo, corriamo incontro alla suora con un sorriso che nasconde una ingenua curiosità. Ma questo sorriso non tarderà a scomparire dai nostri volti. E’ l’ultimo giorno in cui suor Ceila sceglierà 50 bambini in più a cui dare da mangiare e tocca a noi affiancarla in questo difficile compito. Centinaia di bambini dai cui occhi traspare solo la speranza di essere scelti tra quelli che riceveranno un pasto caldo, l’ unico della giornata e, probabilmente, quello che darà loro la forza di continuare a sorridere. Ma purtroppo molti di loro anche oggi resteranno sulla strada. Gli occhi dei bambini non scelti ci guardano e sembra che ci dicano:<<Perché io no?>>. E’ una triste realtà che noi riusciamo con fatica ad accettare e a cui, probabilmente, quei bambini non sanno dare una spiegazione. Accogliamo i 550 bambini nel giardino della missione e ben presto scopriamo che basta prendere con dolcezza la loro mano, accarezzarli e farli sedere in file in attesa di tè caldo e biscotti nutrienti, per ricevere in cambio un tenero sorriso. Piccole cose, gesti per noi ormai scontati, come mangiare o giocare, giochi forse troppo semplici, li fanno sentire, almeno per qualche ora, bambini, regalando anche a noi la forza di riscoprire che le cose più semplici sono spesso le più belle. 28/07/2009 L'ACCOGLIENZAChissà cosa ci aspetta oltre il grande cancello blu del Centro di Aiuto per la Vita, a pochi minuti di cammino dalla missione, un centro che accoglie al momento circa 50 bambini che aspettano di trovare una famiglia che li adotti. Ci dà il benvenuto un guardiano sorridente, ma l’ accoglienza più calorosa ce la riserva un gruppo di allegri e instancabili bambini che si affidano alle nostre braccia come se ci conoscessero già da tempo, certi che da noi potranno ricevere soltanto affetto; ma, dopo solo un’ ora passata insieme, è il loro affetto che scalda i nostri cuori. Guardiamo l’ orologio…le 10.15! dobbiamo andare, altri bambini ci aspettano, ma questa volta non sono solo 50. Ci ritroviamo a sistemare in file 500 esili corpicini coperti solo con qualche straccio; ciascun bambino accoglie il pasto caldo che gli offriamo con un timido “tossimo” (“grazie”) che non nasconde la loro immensa felicità e gratitudine. È una gioia che non riescono più a contenere di fronte a bolle di sapone, pennarelli, palline da tennis e qualche filastrocca da ripetere. 29/07/2009 DAL GIOCO ALL'ACQUA
Come ogni giorno, dopo aver mangiato e giocato, i bambini tornano, immersi in un’ allegra confusione di acute vocine, alla triste realtà fuori dalle mura del centro missionario. Senza nemmeno un attimo di riposo Maria (la nostra accompagnatrice del GMA) ci sollecita a salire sul fuoristrada…si parte! La guida sportiva di Jamole (l’ altro nostro accompagnatore, insieme a Maria) ci porta a Soddo e ci fa attraversare molti altri villaggi vicini e, mentre ci scontriamo l’uno contro l’altro sui sedili posteriori per le buche della strada, riusciamo a scorgere fuori dai finestrini il meraviglioso paesaggio etiope. La macchina si ferma. Siamo arrivati di fronte ad una delle sale multiuso realizzate dal GMA, dove un gruppo di persone realizza lavori manuali e gestisce i propri guadagni che derivano anche dalla coltivazione di un terreno che si trova accanto alla sala. Ci fermiamo ad osservare un gruppo di lavoratori ed inaspettatamente la donna più anziana, con la stessa grinta di un uomo, prende in mano l’aratro e con un esile ramo sprona i buoi ad avanzare. Diamo inizio ad un sonoro applauso, sorpresi del fatto che, in questo piccolo gruppo di persone, uomini e donne godano della stessa dignità. Ci intratteniamo per rivolgere loro qualche curiosa domanda, e le risposte che riceviamo non fanno altro che accrescere la nostra, e la loro, consapevolezza di appartenere a culture molto diverse. Risaliamo sulla jeep e facciamo una breve sosta per vedere i pozzi realizzati dal GMA, da cui tantissimi bambini scappano, impauriti dall’ arrivo di noi “faranjia” (“straniero”, in lingua amarica). Quanti chilometri di cammino su strade sterrate per procurarsi un po’ d’acqua da portare alla famiglia… Ancora una volta ci rendiamo conto di quanto sia prezioso un bene che troppo spesso sprechiamo e di cui sottostimiamo il valore, abituati ad averne in abbondanza. 30/07/2009 RAGAZZI DI STRADAI 500 bambini sono da poco tornati sulle loro strade e noi siamo diretti verso il centro “smiling children town”. Ad accoglierci troviamo Marcella, una signora un po’ scompigliata che ci racconta la sua storia e quella del centro: dopo un anno di preparazione della tesi in Iran, poco dopo la rivoluzione del ’79, ha deciso di dedicare la propria vita al recupero di bambini di strada di varie parti del mondo. Più di due anni fa ha dato vita a questo centro che accoglie oltre 100 ragazzi tolti dalle strade di Soddo. <<Quanto resterai ancora qui a Soddo?>> le chiediamo ammirati per il suo coraggio e la sua grande speranza nel futuro dei suoi ragazzi. << 8, 9…20 anni…dipende…resto qui fino a quando ci sarà bisogno di me. Per me non è un sacrificio; è la vita che ho sempre sognato…>> Oggi è un giorno molto importante: i ragazzi di Marcella giocheranno la finale del torneo di calcio di Soddo, dopo averlo vinto lo scorso anno…ma quest’ anno a sostenerli ci saremo anche noi! Entriamo nello stadio a metà del primo tempo e i circa 3000 spettatori rivolgono lo sguardo verso di noi, incuriositi dall’ arrivo inaspettato di un gruppo di “faranjia”. La partita non manca di colpi di scena e finisce sul 2 a 2. Si va ai rigori. Fra un’esultanza e un sospiro il sogno si infrange all’ultimo rigore: i ragazzi di strada quest’anno sono arrivati secondi. Li lasciamo così, fra le lacrime e la delusione di un’ amara sconfitta. 1/08/2009 NOI, L'AFRICA E LA FEDEOggi levataccia, ci aspetta una giornata pesante. Saliamo su due jeep e Maria e Jamole ci accompagnano da Monsignor Rodrigo, vescovo del vicariato di Soddo. Davanti a un tè caldo ci confrontiamo sul diverso approccio alla fede tra noi e la popolazione etiope. Dopo circa un’ ora di discussione, eccoci di nuovo in marcia, diretti verso l’istituto dei frati cappuccini, dove visitiamo laboratori di meccanica e falegnameria e le aule scolastiche, e dove ci viene offerto un pranzo tipico a base di “enjera”. Si riparte! Torniamo dai ragazzi di Marcella per passare con loro un movimentato pomeriggio al mercato di Soddo e, conoscendo meglio questi ragazzi, restiamo colpiti dalla loro bontà e gentilezza nonché dall’infinita gratitudine nei confronti di Marcella, che ha dato loro la possibilità di continuare a sperare in una vita vera, lontani dai pericoli e dalle violenze della strada. 2/08/2009 BABBUINI AMICIAnche oggi giornata intensa. Le due jeep ci aspettano per portarci in un vicino villaggio: assisteremo alla Messa in amarico. Il pomeriggio è ancora lungo: ci aspetta un safari alle cascate di Ajora! Ci addentriamo nel fitto bosco alla ricerca di qualche strano animale e, alla fine, la nostra ricerca è premiata dall’avvistamento di un babbuino che iniziamo a rincorrere seguiti da un gruppo di bambini, divertiti dalla nostra curiosità per un animale che per loro è quasi domestico. 3/08/2009 ORMAI I BAMBINI SONO ... I NOSTRI BAMBINI Lunedì. Primo giorno di un’altra settimana che si preannuncia molto impegnativa. Stanno arrivando i 500 bambini che ci corrono incontro gridando e ridendo, preparandosi a passare le due ore probabilmente più belle e spensierate della loro giornata. Tè caldo e biscotti accompagnati da un po’ d’affetto ed un pizzico di allegria, due ingredienti che non dovrebbero mai mancare nella vita di un bambino e che noi cerchiamo di regalar loro per qualche ora. È già ora di lasciare i “nostri” bambini: li accompagniamo al cancello sostenuti dai loro canti e dai loro sorrisi.
Pomeriggio all’insegna dell’avventura per raggiungere una cooperativa agricola sostenuta dal GMA, che ruota attorno ad un mulino che serve a tutto il villaggio per macinare il grano. Ma il pomeriggio non è ancora finito…i bambini del centro di aiuto per la vita, come ogni giorno, stanno facendo il conto alla rovescia in attesa che noi arriviamo per farli giocare e sprigionare tutta la loro allegria. Ci corrono incontro gridando i nostri nomi in modo un po’ distorto, si gettano fra le nostre braccia e ci guardano negli occhi, quasi a chiederci di non abbandonarli e di restare con loro. Stringono con le loro piccole mani le nostre, come se fossimo per loro la cosa più importante, una conquista alla quale non vogliono rinunciare. Mentre giochiamo con loro, in noi c’è un rincorrersi di emozioni: gioia, allegria, affetto ma, allo stesso tempo, tristezza e paura…paura per il futuro di questi bambini, arrivati al centro perché trovati soli nei boschi, lasciati in pasto alle iene. Noi facciamo e faremo di tutto per farli continuare a sorridere… 4/08/2009 LA VIVACITA' DI UN TUCUL Siamo davanti ad un tucul (le abitazioni tipiche di queste zone) insieme a suor Regina, che ci fa cenno di entrare; all’ interno l’incredibile sorriso di una donna, quasi paradossale date le condizioni in cui vive. Condivide con i figli pochi metri quadrati e qualche straccio gettato a terra su cui dormire, a fianco di un rudimentale recinto interno per gli animali. Notiamo una specie di dispensa completamente vuota e due o tre pentole sparse in un piccolo e sporco settore della casa, utilizzato come cucina, in cui le pareti hanno dei grossi buchi da cui potrebbero entrare le iene. Ma, nonostante tutto questo, la ragazza sorride. Suor Regina ci accompagna in un altro tucul, più ordinato e “ricco” del precedente, in cui vive una famiglia che si dimostra molto felice di accoglierci con pannocchie e caffè in un clima di allegria. Presto, però, veniamo a sapere che i due genitori sono entrambi sieropositivi ed i nostri cuori cominciano a battere più velocemente ed i nostri occhi iniziano a brillare, pieni di amara tristezza nel vedere quella famiglia così felice ma, allo stesso tempo, vittima di una drammatica realtà.
5/08/2009 L'OSPEDALE E LA NOSTRA SOFFERENZAOggi appuntamento con sister John: visita all’ospedale. Ci sono voluti molti anni di lavoro, sacrifici, sfide burocratiche, ma alla fine tutti gli sforzi sono stati ripagati ed è stata costruita una struttura capace di ospitare un gran numero di pazienti. Malaria, tifo ed HIV sono le maggiori responsabili di centinaia di vittime. Mentre siamo in una delle sale dell’ospedale la nostra attenzione viene catturata dal faticoso respiro di una giovane ragazza; è stesa su un letto, immobile, con una coperta che la scalda solo fino al bacino. <<Malaria>> sussurra sister John ,<<sta per morire…>> I nostri sguardi si incrociano, lasciando trasparire paura, compassione, inquietudine, amarezza. Una giovane vita spezzata da questa malattia. Ci allontaniamo pallidi dalla ragazza, sapendo che quelli che ascoltiamo sono i suoi ultimi respiri. Sister John ci spiega che i medici in quella struttura, al momento, sono solo tre, e una grande responsabilità della carenza di medici è del governo, che, inizialmente, finanzia gli studi e poi quasi costringe i laureati ad esercitare la professione in cliniche dove possano avere un guadagno maggiore, per poi saldare il debito col governo stesso. Il piccolo ospedale di Dubbo, quindi, risulta estremamente penalizzato, essendo un semplice ospedale di periferia. Ma le principali vittime di questi interessi governativi sono proprio i malati, che non hanno la possibilità di essere curati. 6/08/2009 SPERANZA FANCIULLAOggi è il grande giorno: fuori dal cancello della missione 1000 bambini ci aspettano! Disporli in file ordinate è un’ impresa…<<utta!....uttati!!!>> (“seduti!”, in amarico) urliamo quando si alzano dal loro posto e corrono verso altre file. Ci guardiamo attorno e ci lasciamo incantare da 1000 piccoli sorrisi che aspettano solo di dirci <<tossimo!!>> (“grazie”) mentre versiamo nelle tazze tè in abbondanza. Dai loro occhi riscopriamo la bellezza della gioia di vivere e la speranza fanciulla che quei minuti di allegria durino per sempre. Purtroppo, però, la dura realtà della strada li aspetta di nuovo, pronta a togliere loro la spensieratezza e l’identità di bambini. Pomeriggio all’insegna dell’avventura. Ci ritroviamo in mezzo ai boschi e al fango per raggiungere una valle dove si trova un pozzo realizzato dal GMA da cui, grazie all’energia raccolta da alcuni pannelli solari, l’acqua viene distribuita per irrigare i campi. 7/08/2009 LA DOLCE CAREZZA DELLA PARTENZA
Siamo in partenza. Ci aspettano due lunghi giorni di viaggio intervallati da una sosta nella capitale, Addis Ababa. Non riuscendo a trattenere qualche sorda lacrima, salutiamo con infinita gratitudine le suore che ci hanno accolto e, guardandoci intorno, salutiamo le terre etiopi; con esse, facciamo un’ ultima, tenera carezza a tutti i piccoli che ogni giorno ci aspettavano per riscoprire la bellezza di sentirsi bambini. Torniamo in Italia, ma lasciamo una parte di noi qui, in mezzo a questa gente che ci ha insegnato ad apprezzare ogni singolo istante della vita, nostra e altrui; ci ha insegnato che si può essere grandi anche nella semplicità e ci ha fatto riscoprire la gioia di donare e donarsi. “Ciascuno di noi”- dice San Paolo –“dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza, né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.” Arrivederci Etiopia!
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