Buon Natale Biniam PDF Stampa E-mail

Carissimo Biniam,

domani è Natale. Mi piacerebbe che quest’anno fosse per te un Natale diverso; mi piacerebbe portarti qui a casa mia, e festeggiare finalmente un Natale degno di questo nome.

 

Faccio fatica ad immaginarti senza la tua solita maglietta, tutto pulito e profumato, vestito con abiti invernali. Sai qui è anche nevicato! Chissà se hai mai visto la neve… T’immagino a fare a palle di neve, chissà che spettacolo saresti! Immagino il tuo sorriso splendente e luminoso. M’immagino il tuo sguardo a vedere tutte le nostre luci di Natale, i colori, le atmosfere. E Babbo Natale… ma tu lo conosci Babbo Natale? Non so che effetto ti farebbe un vecchietto che regala gratuitamente giocattoli ai bambini…

Così come non so che effetto ti farebbe stare sveglio fino a mezzanotte con tutto illuminato. Sì, perchè da te ricordo, si va a letto assai presto e non so quanta luce ci sia di notte. Invece qui vedessi che spettacolo! Tutto illuminato! Tutto colorato: il rosso, il bianco, il blu, il dorato….

E le vetrine… non so come spiegarti cosa sono. Li ho visti dalle tue parti i negozi … chiamiamoli così. Quelle stanzine microscopiche con tutto esposto fuori, tutto ammucchiato… anche se sul tutto ci sarebbe da discutere. Lì avete saponi, bibite, taniche, chewingum, candele tutto insieme. Chissà che effetto ti farebbero le nostre vetrine in borgo e tanti negozi tutti insieme, e tanta gente che compra, che esce piena di pacchetti e confezione regalo.

Già, il regalo, non credere che non ci abbai pensato… sinceramente all’inizio, come m’insegna mia madre, avrei optato per qualcosa di utile. E qui, chiaramente ci sarebbe l’imbarazzo della scelta. Ma non soldi… anche perchè ti toglierebbero il piacere di scartare il regalo…

Ma poi ho pensato a quello che dice sempre Anna Vaselli e forse, per una volta, vorrei dimenticare che sei povero e farti un regalo normale per un bambino: un giocattolo.

Certo, qui verrebbe il bello. Come faccio a spiegarti chi sono i Gormiti? E sopratutto come faccio a spiegarti che sono buoni e belli pur essendo dei mostri?

Forse sarebbe meglio optare per un regalo tradizionale, anche se costa meno. E magari quello che avanza te lo metto in una busta e te lo do… come faceva la mia mamma quand’ero piccolo che metteva la busta con i soldi dentro una scatola di dolci.

Forse ti chiederai perché mi faccio tanti problemi su quanto costa. E’ difficile da spiegare, ma sai qui da noi siamo tutti convinti che basta il pensiero, che non è la spesa che conta, ma il valore. Ma poi, quando devo fare un regalo non so… l’idea di spendere meno per te che per un altro amico mi crea comunque difficoltà.

E poi va bé, che vuoi che sia, il Natale viene solo 1 volta l’anno. Sai come direbbe Sr Regina? “Figlio mio, non farti problemi e goditi quello che ti offrono!”

Certo, con moderazione. Lo dico per prepararti a quello che verrebbe dopo. Ora qui in Toscana si aspetta il giorno dopo, ma io, da buon siciliano, con i miei con me, riprendo le nostre buone tradizioni del cenone di Natale… e poi magari facciamo anche il pranzo di Natale dai nostri amici toscani. Dovresti davvero stare attento perchè da noi, in sicilia, le cose sono chiare dall’inizio, appena ti siedi a tavola ti si mette tutto davanti così sai cosa t’aspetta. Qui invece t’ingannano cominciando con il brodino e poi t’ammazzano con quel che segue!

E so che ammazzare nel tuo caso non sarebbe solo un modo di dire. Ricordo ancora quest’estate come sei stato male a mangiare quell’unico piatto di fagioli, disabituato com’eri a mangiare e di come lo stomaco ti dolesse a tal punto che mi sembrava morissi… e poi le corse al pronto soccorso e tutto quello che ne è seguito. Per fortuna alla fine tutto è finito bene. Per cui dovresti stare attento: sarebbe triste passare il Natale al pronto soccorso. Non tanto per me, ma per te!

Anche perchè il bello dovrebbe ancora venire. Sì, perchè ti ricordi, vero, che sono un prete? E per me il piatto forte è la Messa di mezzanotte.

La chiesa è bellissima, tutta splendente, quasi una bomboniera, e poi strapiena di gente. Non t’illudere, così come non t’illudere che sono sempre così eleganti, né che il coro sia sempre così bravo e partecipe… basterebbe rimanessi solo fino alla domenica successiva per rendertene conto. No, questo succede solo due volte l’anno, ma sarebbe lungo da spiegare il perchè…

E poi finalmente la messa. E questa è come da te, e non credo avresti difficoltà a seguire le parole e i gesti anche se in un altra lingua. L’unico problema sarebbe forse l’omelia. E questa è importante, perchè è l’omelia di Natale, un’omelia diversa.

Non so quanto capiresti di quello che dirò domani. Ma mi chiedo se poi per te sarebbe importante ascoltare le mie parole. Anche perché tenteranno di dire ciò che per te è ovvio e scontato. Non avresti problemi a capire cosa voglia dire nascere in una capanna fra gli animali. Cosa vuol dire nascere poveri. Le difficoltà, il freddo della notte, la fame, in un clima di precarietà politica.

Cosa voglia dire avere per culla un po’ di paglia, senza l’aiuto di un ostetrica, nascere temendo per la vita, con il concreto e reale pericolo di morire. Cosa voglia dire entrare in una storia di sofferenza, di privazione e di dolore. Cosa vuol dire avere paura per il futuro. Cosa voglia dire essere accolto dai pastori… ricordo la folla di tuoi vicini che ci seguiva quando ti portavo in collo all’ospedale.

Già… cosa vuoi che ti dica io di tutto questo? Tu che tutto questo non solo lo sai, ma l’hai vissuto? Anzi, dimmelo tu cosa vuol dire?

E se non riesci ad esprimerlo in parole, fammi vedere con che sguardo vedi Gesù nella mangiatoia.

Me lo immagino quello sguardo. Non sarebbe uno sguardo di commiserazione, nè uno sguardo disperato.

Credo che guarderesti Gesù con quello sguardo che mi hai donato quando ti presi in braccio. Uno sguardo che non chiede nulla, consapevole delle reali condizioni in cui sei. Uno sguardo che non spera nulla, consapevole che non ero venuto per questo.

Ma uno sguardo di ringraziamento e di amicizia, perchè ero lì, accanto a te, a condividere la tua vita, a capire per un istante la tua storia e per non lasciarti solo.Per dire per una volta: anch’io con te!

Sarebbe uno sguardo che riconoscerebbe davvero in Gesù bambino non il potente, colui che ti salva e ti cambia la vita, ma colui che nel silenzio entra nella tua storia e ti dice: IO SONO CON TE davvero. Non sono sopra di te, ma accanto a te, per starti accanto, per condividere la tua storia, per non lasciarti solo e, se vuoi, crescere con te e camminare accanto a te.

E’ davvero difficile capire per noi tutto questo, ma il tuo sguardo direbbe molto più e molto meglio di 1000 parole. E mi chiedo, allora, cos’è davvero Natale? Qual è il vero Natale?

Sai cosa penso? Quasi quasi quest'anno, anzichè farti venire qui, vorrei venire io lì da te e con te, per vivere davvero il Natale, dove Gesù non rimane una bella statuina, ma si rivela nella forza del DIO CON NOI, e forse scoprirei davvero che la santità non è altro che guardare alla propria storia con il tuo sguardo che sa riconoscere in ogni momento della vita, in ogni contesto in cui si vive, cosa vuol dire che Dio è l’Emmanuele, il Dio con noi.

Allora davvero capirei il senso vero dell’augurio che ora ti faccio:

Buon Natale, piccolo amico mio

 Elvis

 

African Web Puzzle

Banner
Banner