Approfondimenti

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Approfondimenti estratti da “IL VILLAGGIO della SOLIDARIETA’ – Un cammino di cooperazione” :

 

IMPIANTI IDRICI

Gli acquedotti sono il modo più comune e cono- sciuto di portare acqua pulita nei villaggi.

L’accesso all’acqua, per molte comunità rurali, è divenuto un grave problema a causa delle distanze che separano gli insediamenti umani dai punti ac- qua. L’approvvigionamento idrico è compito assegna- to ai bambini e/o alle donne che si vedono costretti a dedicare molto tempo della loro giornata a questa attività essenziale per la loro stessa sopravvivenza.

La realizzazione di acquedotti è il metodo più classico per portare acqua pulita ai villaggi. Indi- pendentemente dalle dimensioni degli acquedot- ti, dal numero dei villaggi che esso va a servire, le attività seguono sempre uno schema classico: si prevede sempre la trivellazione di un pozzo e l’installazione di una pompa ad immersione. Suc- cessivamente viene costruita una cisterna per lo stoccaggio dell’acqua, generalmente in muratura, solitamente della capacità di 50 m3. La cisterna fornisce acqua al villaggio per caduta, che viene incanalata e condotta ai fontanili, ovvero i punti di distribuzione dell’acqua potabile al villaggio. Il numero dei fontanili realizzati varia in base al nu- mero dei beneficiari dell’impianto idrico, ed ogni fontanile ha da 8 a 12 rubinetti. I fontanili vengono sempre realizzati in punti strategici di raccolta del- la popolazione (vicino ad una scuola, nella “piazza del villaggio”, vicino al centro abitato).

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PROTEZIONI SORGIVE

La mancanza di accesso ad acqua pulita non è sempre legata ad una penuria in senso assoluto di questa risorsa, particolarmente in Etiopia, nel Wo- layta, zona ricchissima di sorgive. In queste zone l’acqua viene utilizzata direttamente alla sorgente a cui accedono indifferentemente uomini e animali per dissetarsi, lavarsi, giocare… A ciò si deve aggiun- gere che l’acqua sorgiva ristagna in pozze a cielo aperto, divenendo una potenziale fonte di malattie.

L’intervento prevede di incanalare l’acqua sorgi- va attraverso un sistema di costruzione di vasche e tubazioni che convogliano acqua in tre diversi punti: due ad uso umano e l’altro ad uso animale. Il sistema di canalizzazione molto spesso beneficia della pendenza naturale del terreno, senza dover richiedere un sistema di pompaggio dell’acqua, che comporterebbe costi per la comunità benefi- ciaria.

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ACQUA PER L’IRRIGAZIONE

Garantire acqua ad uso agricolo significa garantire il funzionamento minimo dell’econo- mia locale, ma anche la produzione agricola necessaria alla sicurezza alimentare.

In presenza di scarse precipitazioni, è necessario l’intervento umano allo scopo di portare l’acqua in superficie a scopo irriguo. In funzione delle caratteristiche morfologiche del terri- torio e delle funzioni richieste, è possibile adottare varie tecniche per la realizzazione di pozzi laddove esistono bacini sotterranei sufficientemente ricchi. Allo scopo di facilitare l’irriga- zione dei terreni, GMA negli anni ha lavorato con i contadini per realizzare i pozzi sudanesi (sono perforati soltanto fino ad una profondità limitata (10-12 m) per lo sfruttamento della falda superficiale) e pozzi artesiani (sono pozzi adatti allo sfruttamento delle falde acquifere situate nel profondo sottosuolo, da un minimo di 20 m sino ad oltre 500 m).

La realizzazione di una diga (nel caso di GMA si tratta spesso di microdighe) è un’opera preliminare quando le falde acquifere sono povere ma ci si trova in un bacino naturale: una diga diventa spesso una risorsa importante per il territorio al fine di evitare il processo di ero- sione del suolo ed arricchire il bacino idrico della zona. La realizzazione di una piccola diga consiste nel costruire uno sbarramento in una posizione strategica che va a circoscrivere un bacino già esistente naturalmente. Tali sistemi contribuiscono all’introduzione di nuove col- tivazioni su piccola scala, all’incremento quindi della sicurezza alimentare e all’introduzione di nuove possibilità di mercato locale.

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FORMAZIONE ALL’USO DELL’ACQUA

Per ogni attività legata alla distribuzione dell’acqua vi è sempre una com- ponente educativa mirata alla comunità partner. È infatti importante educare all’uso dell’acqua, al fine di rendere ogni azione sostenibile nel tempo, e perché l’accesso all’acqua diventi un diritto garantito e promosso dalla stessa comunità che ne beneficia.

Già all’avvio dei progetti idrici si effettuano incontri con il villaggio per defi- nire le modalità di realizzazione, toccando tutti gli aspetti di possibile interesse comunitario, spesso si svolgono parallelamente iniziative di promozione di servi- zi igienici (latrine) e di formazione, nelle scuole, e rivolte a gruppi di donne per massimizzare i benefici dell’acqua pulita con una corretta manipolazione della stessa ed un miglioramento generale dell’igiene.

Una volta realizzato, l’impianto viene gestito direttamente dai beneficiari attra- verso i comitati per la gestione dell’impianto e gli incaricati all’amministrazione e manutenzione dello stesso, i quali vengono composti e formati ad hoc durante la fase di realizzazione dei progetti idrici. Quando il bene viene consegnato alla comunità, il comitato idrico (composto da sei membri del villaggio) ha il compito di regolare l’utilizzo dell’acqua, controllarne l’utenza, raccogliere i contributi per la gestione secondo modalità che vengono definite autonomamente, sostiene i costi ordinari e provvede a depositare, in un istituto bancario, le somme raccolte in eccesso rispetto ai costi di gestione, in vista di eventuali manutenzioni.

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