Luglio 2020

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Orti nei villaggi

I contadini del villaggio di Wallacia hanno avviato nuove colture e hanno dovuto imparare a lavorare diversamente.

La grande sfida è cambiare le abitudini: l’agricoltura di sussistenza fa parte della cultura locale, passare da un’agricoltura ad uso e consumo familiare ad un’agricoltura che diventi fonte di reddito non è un passaggio immediato. Per questo sono importanti i corsi di formazione per i contadini.

Lo sanno bene i contadini del villaggio di Wallacia, che hanno iniziato a lavorare come piccola cooperativa agricola, ricca di iniziative e intraprendenza, hanno avviato nuove colture ed hanno dovuto imparare a lavorare diversamente.

In questo è stato di aiuto Giuseppe, volontario e socio di GMA, che, agronomo, li ha aiutati ad analizzare i terreni, riconoscerne le proprietà, quindi individuare le colture ideali, insieme hanno imparato a fertilizzare con prodotti chimici e naturali, hanno studiato il ciclo di crescita. Insomma, forse per la prima volta, gli esperti contadini di Wallacia grazie alla formazione ricevuta dal ministero dell’agricoltura e il supporto di GMA ha lavorato, non limitandosi a reiterare abitudini, ma osservando e sperimentando.

Una buona produzione di fagiolini, zucchine, carote sono il risultato di un lavoro di squadra. Una ventina i contadini coinvolti, divisi in cinque squadre, si sono presi cura di un’area, gestendo l’orticoltura a turno, permettendosi così di portare avanti anche le coltivazioni presso le loro case. Loro hanno scelto di organizzarsi in squadre per aiutarsi, lavorare a turno… e dividendosi in gruppi hanno anche la possibilità di confrontarsi, gestirsi diversamente e imparare dagli errori e dai successi degli altri.

Sul campo come sui banchi di scuola: insieme si impara di più!

Mentre alcuni si dedicano all’agricoltura, la cooperativa ha deciso anche di acquistare alcuni bovini: necessari per arare e per fornire latte. I buoi servono per arare il terreno della cooperativa, i terreni dei soci e possono essere dati in affitto: sono una fonte di reddito importante! Sono bovini locali, con un altissimo grado di resistenza alle malattie e bassi costi di alimentazione. L’ideale per dei contadini che cercano di migliorare la loro vita a piccoli passi, dovendo affrontare periodi di carestia e siccità! Questi fenomeni mettono a rischio tutto il sistema rurale, e gli animali locali, sebbene non siano particolarmente “produttivi” sono resistenti a queste problematiche.

È una catena: allevamento, agricoltura, stoccaggio dei prodotti con la banca delle sementi, e la rivendita?

Le cooperative funzionano così, un gruppo sperimenta e se l’esperimento funziona, gli altri replicano…e le buone abitudini si diffondono. Questo è lo sviluppo che ci piace!

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Testimonianze: Unità nella Diversità

Generalmente quando si parla di Africa si pensa all’idea di diverso: diversa cultura, diversa mentalità, diversa pelle…. e quando si parla di diverso la parola nascosta, diventata ormai sinonimo, è “strano”.

Ma diversità non è sinonimo di disuguaglianza. Giorgio Gaber in uno dei suoi monologhi degli anni ’70 chiedeva provocatorio: “ma non si potrebbe essere diversi.. così? Tutta una base? Un piano unico?” Noi cristiani dimentichiamo che la diversità è il materiale con cui Dio crea l’unità. Papa Francesco non smette di ricordarcelo.

Io penso, nella mia modesta anche se ventennale esperienza in Africa, che ci siano molte cose da imparare dagli africani se solo avessimo un po’ più di umiltà. Anche noi avremmo molte cose da insegnare loro se avessimo ancora più umiltà e dare loro la dignità che meritano come uomini nostri fratelli. Insieme potremmo diventare qualcosa di diverso ma di unito. E’ la storia del mondo che si ripete, ricordando Qoelet, e io aggiungo che non saranno certo muri di cemento o filo spinato a fermarla.

Sul piano relazionale noi avremmo molto da imparare da loro. Il loro modo di stare insieme, di condividere la vita. E’ bello vederli stare seduti uno accanto all’altro per ore senza dirsi una parola, oppure camminare sul marciapiede tenendosi per mano fra amici, o ancora il loro modo di prendersi in giro, delicato ma preciso; il rispondere sempre sì per non offendere l’interlocutore. Nei villaggi in cui vado mi colpisce il loro modo di affrontare e risolvere i problemi: ognuno dice la sua, a turno, prendendosi tutto il tempo che vuole e si discute fino a quando non si trova una soluzione che vada bene a tutti…altro che la nostra democrazia, ormai diventata la dittatura della maggioranza!

A livello di organizzazione, invece, siamo noi a fare da maestri. Semplicissime operazioni che noi sbrigheremmo in due giorni loro ci possono mettere anche mesi. Ecco, è il senso pratico che manca loro. Ricordo che anni fa in Burkina Faso per organizzare una filiera di latte, produzione trasporto e consegna, ci mettemmo otto mesi. Una cosa che qui da noi sarebbe stato sufficiente un paio di settimane. D’altra parte, si sa, gli africani hanno un sacco di tempo perché non hanno niente da fare. Noi invece abbiamo tante cose ma non abbiamo il tempo per godercele.

Ma più di tutto, quello che mi colpisce ancora e sempre, ogni volta che torno in Africa, è il rapporto che hanno gli africani con la morte. Quest’inverno in Etiopia mentre stavo da una italiana che si occupa di orfani, una mattina è arrivato un ragazzo con il figlio nato la notte prima. La madre morta durante i parto. “Mia moglie ha reso l’anima, potete tenermi qui il bambino intanto che mi organizzo con le mie sorelle?”

Raramente si sente dire “è morto” ma piuttosto “è partito” oppure “ha reso l’anima”.

I defunti vengono venerati (non adorati) come noi facciamo con i nostri Santi perché sono un ponte fra i vivi e il Creatore. Di fronte a un lutto si piange, sì, ma per il dolore non per la tristezza perché, come dice il teologo camerunense Martin Nkafu, “quando uno nasce non muore più”.

Noi invece siamo terrorizzati dall’idea di morire e pensiamo che il modo migliore per affrontarla sia quello di non pensarci; come se non esistesse. Poi quando la scorgiamo anche solo da lontano ci barrichiamo in casa dopo avere riempito la dispensa.

Noi Cristiani, così orgogliosi di esserlo da sventolarlo nelle piazze, dovremmo imparare dagli africani, non cristiani, a essere un po’ più discepoli di Cristo e non umiliare la vita che umilia la morte.

Giuseppe Bellotti

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#MeetingGMA2020: spettacolo di e con Mohamed Ba

Sabato 12 Settembre alle ore 21.00, presso sede GMA – Istituto Sacchieri, si terrà lo spettacolo di e con Mohamed Ba. 

Mohamed Ba è un attore e drammaturgo teatrale nato in Senegal, e vive e lavora in Italia da più di vent’anni. “Posso quindi affermare di essermi gradevolmente italianizzato. Tuttavia, mi muovo anche con la consapevolezza che il tronco d’albero in acqua ci sta secoli e non per questo diventa un coccodrillo. Mi sento portatore di valori, di culture e tradizioni che non necessariamente somigliano ai valori e le tradizioni italiani e cerco di costruire un ponte che colleghi il meglio di quello che determina il mio essere  africano prima, senegaliano poi, con il meglio che il territorio che mi ospita mi offre. Il teatro, assieme alla musica a base di percussioni, è quello che mi sento di portare all’appuntamento del dare e del ricevere che è semplicemente l’INTERCULTURA.”

Vi aspettiamo Sabato 12 Settembre per assistere insieme allo spettacolo che caratterizzerà la prima giornata del Meeting di GMA 2020!

Fonte: https://www.mohamedba.eu/chi-sono/

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Una nuova scuola per Mayo Koyo

È servita una pandemia per dimostrarci che alcuni diritti non sono per nulla scontati. Anzi. Nei paesi in via di sviluppo la povertà è drammaticamente associata alla mancanza d’istruzione.

Dove pulsa il cuore del villaggio? Nella forza delle donne, nella vivacità dei bambini… nella loro propensione a guardare al futuro. E guardare al futuro con speranza significa dare valore all’istruzione.
Infatti, anche a casa nostra, spesso riconosciamo la vivacità di una comunità nella facciata della scuola, nella cura dei suoi ambienti. Nei suoi colori. Conosciamo, affianchiamo e sosteniamo da anni la comunità del villaggio di Mayo Koyo. Il villaggio di Mayo Koyo ci è entrato nel cuore. Alle porte della città di Soddo, nel sud dell’Etiopia, anni fa avevamo iniziato a sostenere una cooperativa di contadini.
Lavorando al loro fianco avevamo toccato con mano la povertà che li circondava: una povertà causata da siccità e malattie, ma anche da una mancanza di servizi. I contadini non riuscivano a lavorare i campi per l’alta moria di animali, quindi insieme realizzammo la veterinaria, li abbiamo sostenuti nella crescita della cooperativa. Insieme abbiamo faticato per garantire il diritto all’acqua.
Ora il diritto all’istruzione resta una priorità: nel villaggio di Mayo Koyo la scuola è molto attiva con turni mattutini e pomeridiani per accogliere più studenti possibile. Ma è gravemente insufficiente per accogliere tutti i ragazzi del villaggio e garantire le condizioni minime per un buon apprendimento.
La scuola resta il cuore della crescita del villaggio: è lì dove si coltiva la speranza. È accogliente la cura degli ambienti nel compound della scuola, il campo, le aiuole. Che sono in grande contrasto con la struttura decadente. Ma per curare gli ambienti esterni bastano le buone regole di mantenimento e la collaborazione di studenti, insegnanti e custodi. Per migliorare la struttura scolastica… servono ben altre forze! Per questo GMA, grazie al vostro aiuto ha deciso di affiancare il villaggio nella costruzione della nuova scuola.

Ecco come il preside presentava la scuola a novembre 2019, in una lettera in cui chiedeva aiuto:

Agli amici di GMA

Dalla scuola primaria di Mayo Koyo

La nostra scuola è stata realizzata in fango e paglia dalla gente della comunità. Siamo una comunità di persone povere, abbiamo messo i nostri risparmi, recuperato i materiali e la nostra forza lavoro, il contributo del governo è stato minimo. Nonostante tutto il nostro impegno, non siamo riusciti ad avere una scuola sufficiente per ospitare tutti i bambini del villaggio che hanno il diritto di frequentare le lezioni. L’assembramento nelle classi, inoltre rende impossibile per gli insegnanti fornire un’educazione di qualità per i bambini che frequentano la scuola.

Vi propongo degli esempi:

1. Organizziamo un corso di alfabetizzazione (fidel) per 175 bambini dai 7 anni in poi (89 maschi e 86 femmine) ma la classe in cui studiano non è adeguata per tutti!

2. La scuola primaria ospita 1266 studenti, ma con classi che arrivano fino a 90 studenti! Secondo la legge etiope dovremmo avere classi di 40 studenti.

3. Ormai non sappiamo dove far sedere i ragazzi, i banchi che abbiamo sono vecchi e scomodi, oltre che insufficienti per tutti.

4. Nella scuola manca una biblioteca, è fondamentale per permettere ai ragazzi di studiare: sei ragazzi non possono permettersi i libri per studiare, noi dovremmo facilitare lo studio garantendo la possibilità di accedere ai libri di testo, ma non ci è possibile.

5. I servizi igienici (latrine) non sono sufficienti e non adeguati per maschi e femmine.

6. Ovviamente, in queste condizioni, non abbiamo laboratori o aule aggiuntive che potrebbero essere d’aiuto.

Queste sono le cose più importanti di cui abbiamo bisogno.

Saluti

Il preside della scuola

Mengitsu Chosigo”

In Etiopia il diritto all’istruzione è garantito con l’obbligo di frequentare la scuola. Importante… ma non sufficiente se mancano le scuole, soprattutto nelle zone rurali, dove i bambini devono fare chilometri per raggiungere la scuola oppure la struttura esistente non è adeguata e sufficiente per accogliere tutti. È il caso del villaggio di Mayo Koyo, ma noi possiamo essere d’aiuto. E possiamo fare la differenza. Mettiamo le fondamenta del diritto all’istruzione! Insieme costruiremo due nuovi blocchi della scuola primaria del villaggio di Mayo Koyo: un blocco con 4 nuove aule in muratura, una biblioteca e i servizi igienici.

Insieme passo dopo passo, tutti i bambini del villaggio di Mayo Koyo potranno andare a scuola!

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Al fianco delle mamme, guardando al futuro

Il sostegno familiare è da sempre un pilastro delle attività di GMA. Stare a fianco delle madri sole, che faticano a sostenere la famiglia economicamente e psicologicamente è un nostro impegno da sempre.

Da quando suor Giusta e p. Agostino le affiancavano e le accoglievano al Pavoni Social Centre, da quando abbiamo iniziato a lavorare nei villaggi e sostenere la mamme con la formazione e le piccole attività generatrici di reddito, da quando seguiamo i loro bambini anche con la formazione scolastica e le attività di animazione.

L’Eritrea sta subendo un fenomeno molto simile all’Italia: la popolazione femminile invecchia. I giovani e gli uomini scappano in cerca di fortuna e le madri restano a casa cercando di sostenere l’intero peso familiare, dal punto di vista organizzativo ed economico.  La guerra, il timore dell’altro in un clima autoritario, la ricerca di fortuna all’estero, sempre illegalmente hanno messo in crisi un sistema di solidarietà che univa le famiglie e permetteva di sostenersi nelle difficoltà.

Il sostegno familiare ha anche questa funzione: è importante il vostro ruolo di sostegno “a distanza”, costruttori di una rete di solidarietà grandissima, ma l’impegno dei religiosi che sono al fianco delle famiglie consiste anche nel ricostruire relazioni di fiducia e solidarietà tra vicini di casa e nelle comunità.

La solitudine e l’esclusione sono un altro prodotto della povertà e dello sviluppo insieme. La solidarietà è la migliore risorsa che abbiamo per arginarle!

Ricordiamo una signora anziana, che vive con la nipote con disagio psichico in un villaggio dell’Eritrea, che ogni giorno lotta per arrivare a sera: fronteggia la sua infermità fisica e la disabilità della giovane ragazza che sta con lei.

Noi possiamo essere al loro fianco, sostenendo la famiglia.

Ci sono situazioni disperate, come questa che vi abbiamo appena raccontato, ma ci sono anche situazioni in cui la famiglia vive in situazioni di grande povertà, ma a volte basta sostenere l’istruzione dei bambini perché non vivano per strada, perché si sentano parte di un gruppo, perché imparino a riconoscere le loro capacità e potenzialità. Con il sostegno familiare noi possiamo sostenere questi percorsi di promozione familiare.

È questo il caso delle famiglie in difficoltà a causa di una malattia (spesso l’HIV) dove le mamme fanno fatica a sostenere la famiglia, spesso limitate dalla malattia, ma la potenzialità e l’entusiasmo dei bambini è la risorsa su cui far leva per migliorare la vita dell’intera famiglia. Partendo da loro e dalla formazione per l’avvio di lavoretti a livello familiare la loro vita può migliorare notevolmente.

Ecco perché insieme al sostegno familiare del PSC e nei villaggi continuiamo ad organizzare corsi di formazione, momenti di incontro (per quanto possibile!), e l’animazione dei più giovani: perchè l’unione fa la forza… e insieme possono superare tante difficoltà!

Promuovere il diritto alla famiglia, promuovere la dignità della vita in famiglia sono i primi passi per lo sviluppo. Se migliora la vita della famiglia, piccola comunità, i suoi membri saranno più attivi nella comunità del villaggio. Insieme avviamo una catena di solidarietà!