Eritrea

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Pavoni Social Centre

P. Vitali ha incontrato tutti gli amici del Pavoni Social Centre in occasione del 50 anniversario della presenza pavoniana in Eritrea. Una presenza costante, al fianco dei più deboli, dei giovani che hanno diritto a formazione, dignità e socialità. E’ stata una festa importante per noi, perché insieme a noi hanno festeggiato tutti coloro che hanno trovato speranza e formazione al Pavoni Social Centre, le 50 mamme sostenute, i 300 ragazzi poveri che frequentano l’animazione del PSC, i numerosi ragazzi di strada e il gruppo dei giovani non udenti, che al PSC stanno ricevendo formazione ad una professione.

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Villaggio di Zaezega

L’impianto idrico del villaggio di Zaezega ha ripreso vita! Dopo la lunga pausa dei lavori in attesa delle autorizzazioni governative per poter importare e posizionare le tubature, la gente del villaggio ha ripreso gli scavi per le condutture e hanno acquistato le pietre per la cisterna in muratura. Il comitato del villaggio sta presidiando ogni attività con grande determinazione. Goccia dopo goccia… arriverà l’acqua pulita.

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Formazione maestre in Eritrea

La formazione in Eritrea passa sempre attraverso le donne, le mamme e le insegnanti a scuola. Per questo le Suore figlie di Sant’Anna hanno organizzato un corso di formazione per insegnanti di tutto il paese perché possano migliorare la loro attività didattica a partire sin dall’asilo. 85 insegnanti hanno lavorato in laboratori per una settimana, confrontandosi, producendo materiali, giochi e strumenti per lavorare in modo efficace con i bambini.

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Etiopia ed Eritrea: le “crisi dimenticate”

Come i mass media ignorano le crisi più gravi e longeve del nostro tempo

In un’epoca in cui politica e media sono sempre alla ricerca di una nuova emergenza, sono le crisi più complesse, durature e radicate a essere ignorate dalla copertura mediatica internazionale.

È la drammatica realtà che emerge dal report “Suffering in Silence: the 10 most under-reported humanitarian crises of 2019” dell’associazione CARE dedicato alle dieci crisi umanitarie che hanno ricevuto meno attenzione dai media, partendo da un database di 2,4 milioni di articoli.

Crisi complesse, figlie di cambiamenti climatici, siccità, epidemie e guerre, le cui conseguenze includono un terribile costo in vite umane.

Tra queste dieci “Crisi dimenticate” si trovano la crisi di Etiopia ed Eritrea.

L’Eritrea è piagata ormai da anni da siccità, carestie, dalla violenza e dalle migrazioni che ne conseguono (e che colpiscono particolarmente la popolazione infantile), eppure, nonostante la gravità della crisi, il Paese è praticamente assente dal radar della cronaca internazionale. Questo dato è particolarmente sconfortante perché neppure l’eccezionalità della crisi idrica del 2018 e 2019, particolarmente grave anche all’interno di crisi cronica dell’Eritrea, è servita a dare risalto alle sofferenze di questo popolo dimenticato, in disperato bisogno d’aiuto.

L’Etiopia ha avuto marginalmente più attenzione da parte dei media internazionali, probabilmente grazie alla vittoria del Nobel per la Pace da parte del presidente Abiy Ahmed Ali. Tuttavia i vari problemi interni al Paese e le sfide umanitarie che esso affronta rimangono grandi assenti dalle pagine di cronaca.

Il problema dell’acqua, anche in questo caso, è una delle grandi tragedie taciute: Paese estremamente portato alle emergenze idriche, l’Etiopia ha visto nel 2019 una siccità eccezionale colpire la sua zona sud-orientale, unita, paradossalmente, ai danni provocati da un’emergenza alluvioni. Le massicce migrazioni interne conseguenti hanno contribuito a creare una crisi sanitaria ed un’emergenza rifugiati.

In un Paese in cui l’84% delle famiglie sopravvive di agricoltura di sussistenza emergenze di questo tipo hanno un particolare impatto umano e, come spesso accade, a pagarne le conseguenze sono i più deboli, come bambini e donne.

Come il report di CARE fa notare, tutte le emergenze che hanno avuto la sfortuna di rientrare nella loro lista presentano alcune caratteristiche comuni: sono crisi profondamente radicate, che persistono da anni se non decenni. Sono complesse e sfaccettate, difficilmente riassumibili in slogan o titoli di giornale, e la netta maggioranza di esse è legata agli aspetti più insidiosi del cambiamento climatico.

Il fatto che queste crisi non risultino “notiziabili” agli occhi dei mass media in nessun modo lenisce la loro gravità. Tutt’altro. In un mondo in cui la cooperazione allo sviluppo arranca è ancor più necessario tenere i riflettori puntati su queste “crisi dimenticate”, su cui ancora si può intervenire, ma per le quali è necessario uno sforzo fondato sulla solidarietà collettiva, sull’impegno e sulla generosità di istituzioni e cittadini.

Nicolò Tosarello

Fonte: https://care.ca/2020/01/suffering-in-silence-the-10-most-under-reported-humanitarian-crises-of-2019/

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La scuola tecnica di Hagaz

La scuola tecnica di Hagaz è una delle scuole agrarie più importanti in Eritrea. Fu fondata nel 1997 dai Fratelli De La Salle, e ricevette il primo gruppo di studenti nel 1999. La scuola fornisce principalmente corsi di formazione agraria, e ha visto circa 3500 studenti ottenere un diploma e svolgere diverse attività lavorative sia in Eritrea che all’estero.

Offre 4 specializzazioni: agro-meccanica, scienze animali, scienze delle piante, e conservazione del suolo e delle acque. 

Lo scorso anno, 113 studenti si sono laureati nei loro rispettivi dipartimenti. Quest’anno accademico, 165 studenti provenienti da tutta l’Eritrea, con religioni ed esperienze diverse, frequentano i corsi. In totale, la scuola vede un via vai di 323 studenti, il numero più alto nella storia di questo istituto. La combinazione di diverse personalità e l’unione degli studenti e degli insegnanti arricchisce maggiormente la scuola di Hagaz, diventando così una seconda famiglia per molti giovani che la frequentano.

I progetti legati alla scuola di Hagaz continuano a funzionare come prima: la produzione di burro, formaggio e yogurt non si è mai fermata, e la marmellata di fichi d’India inizia a essere richiesta dalle persone che frequentano il mercato locale e il negozio della scuola.

I tirocini per i giovani con disabilità uditive continuano. Quest’anno, 5 nuovi studenti hanno partecipato al processo di produzione della marmellata, per poi prendere strade diverse: tre di loro hanno deciso di lavorare nella produzione casearia, e due nell’idraulica.