etiopia

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Corso di formazione HIV: i numeri per cambiare

L’HIV è una piaga dilagante, davanti alla quale non si  possono chiudere gli occhi… quando lo sviluppo diventa formazione sanitaria e cambiamento culturale!
Stare al fianco della donna, significa anche formazione sanitaria e prevenzione.

Nel distretto di Wallacia la piaga dell’HIV è dilagante, è quindi fondamentale affrontare l’argomento con le donne e i responsabili del villaggio affinché la salute parta dalla prevenzione. Per questo abbiamo scelto di svolgere un corso di formazione a settembre, al quale hanno partecipato tantissime persone, con entusiasmo e partecipazione.  A Walacia erano presenti 178 persone, nel villaggio di Kutto Sorfella 231 e a Gununo 289. L’obiettivo era divulgare una cultura nuova: Dopo la sessione di formazione ogni partecipante ha promesso di istruire per prima cosa i membri della sua famiglia, poi il vicinato e tutti coloro con i quali sono in contatto.

“La partecipazione è stata sempre attiva. Le persone si esprimevano liberamente e le loro numerose domande ricevevano dai formatori risposte immediate. Specialmente con la metodologia dello “story-telling”, del “role playing” e durante le dimostrazioni pratiche, i partecipanti erano invitati a parlare. E’ stato stupendo! La formazione ha reso i partecipanti molto sensibili sul tema dell’HIV.
I lavoro di gruppo sono stati focalizzati su come istruire le persone dopo la formazione e se il nostro lavoro ha avuto successo o meno. Il lavoro di gruppo include anche tecniche di misurazione di come cambiano gli atteggiamenti delle persone. Anche la preparazione del piano di insegnamento fa parte del lavoro di gruppo.
Nel corso dello “story-telling” è venuta una donna in attesa, invitata dall’associazione HIV di Woreda, che ha raccontato la sua storia, come si è ammalata e di quali sintomi ha avuto. Ha tenuto una buona lezione sulle cure pre- e postnatali e su come proteggere i neonati.
Abbiamo visitato il centro sanitario di Gunono. Il direttore ha presentato la situazione sulla diffusione dell’HIV nelle città di Woreda e Gununo ed ha espresso la disponibilità del centro a supportarci nell’istruzione delle persone. A Woreda ci sono più di 3000 persone ammalate, di cui 2010 giovani ed adolescenti; il resto sono adulti e bambini.

La segreteria del centro HIV di Woreda ha preparato anche una rappresentazione sullo stupro e sull’aborto indotto in relazione all’HIV. Stupro ed aborto sono pratiche consuete nelle zone rurali e le migliori vie di trasmissione della malattia. I partecipanti hanno insegnato molte cose alle persone in formazione. La dimostrazione ha mostrato anche come usare i preservativi e ha fornito consigli pratici.
Per quanto riguarda il programma di come istruire le persone sull’HIV, tutti i partecipanti hanno concordato di formare le persone per due giorni in due settimane e successivamente ogni due settimane ci sarà una sessione di formazione di due giorni. I partecipanti per la formazione su TOT sono 5 per kebele, come sapete. Così tre di loro si occuperanno per primi della formazione delle persone; poi sarà il turno degli altri due, mentre gli addetti sanitari saranno presenti sempre. I direttori scolastici faranno sì che le loro associazioni scolastiche HIV preparino delle rappresentazioni e si occuperanno delle persone durante il periodo di formazione. Il direttore di Kebele preparerà ogni cosa, convocherà le persone ed utilizzeranno la nostra sala per gli incontri. “

150 euro per sostenere la formazione di una donna

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La mia laurea nasce in Etiopia

Ho svolto il mio tirocinio formativo previsto dal piano di studi del corso di laurea in Diritti dell’uomo ed etica della cooperazione internazionale presso la sede di GMA onlus a Soddo, in Etiopia dal 25 ottobre al 22 novembre 2013.

Durante questo mese ho svolto diverse mansioni: in alcuni giorni per conto dell’Università degli studi di Bergamo ed in particolare del gruppo Findev, in altri come affiancamento alla vicepresidente di GMA Onlus, Maria Boggian, nell’attività di valutazione d’impatto dei diversi progetti che l’ong ha attivato nei diversi villaggi.
Durante tutto lo svolgimento del tirocinio sono stati presenti prima il professor Davide Castellani e poi la professoressa Laura Viganò.

Nelle prime due settimane con il professor Castellani, la maggior parte del lavoro si è svolta per conto dell’Università di Bergamo. Si è trattato dell’ultimo round di una ricerca di tre anni denominata “Microfinance, Risk management, innovation” che mira, attraverso un questionario, all’acquisizione di dati circa la composizione socio-economica, la conoscenza e l’eventuale adesione a organizzazioni finanziare e la propensione ad acquistare prodotti assicurativi di circa 360 famiglie divise su tre villaggi: Kutto Sorfella, Abala Faracho ed Hembeccio. La ricerca si è svolta in tre anni e sei diverse tornate per cercare di acquisire dati più veritieri possibile e per cercare di ricavare un trend che possa permettere l’elaborazione di dati raccolti in un periodo di tempo di media lunghezza, al fine di evidenziare i cambiamenti avvenuti durante questo periodo e le eventuali risposte adottate dai contadini.
Le interviste si svolgevano grazie alla collaborazione della Wolaita Soddo University, ed in particolare del dipartimento di Economia. In uno dei primi giorni è stato svolto dal professor Castellani un training ai futuri intervistatori riguardo alla somministrazione del questionario e agli eventuali problemi che sarebbero sorti durante la rilevazione, evidenziati durante le precedenti raccolte dati. Gli intervistatori sono stati scelti anche grazie all’aiuto del preside del dipartimento tra gli insegnanti dell’università stessa, e divisi in tre gruppi con in media cinque ragazzi per villaggio. La presenza richiesta era di quattro giorni, variabile però a seconda dell’andamento della ricerca. La presenza degli intervistatori è  stata fondamentale, in quanto hanno svolto anche il ruolo di traduttori tra l’inglese, lingua del questionario, e l’amarico o la lingua locale.

La ricerca è stata svolta correttamente nei tre villaggi e le mie mansioni erano quelle di correzione dei questionari, pagamento e conteggio dei contadini intervistati; inoltre ho realizzato, con l’aiuto del professor Castellani, alcuni cartelloni che hanno aiutato nella spiegazione dello svolgimento di un secondo questionario, somministrato ad un numero minore di contadini, più specifico riguardo all’eventuale acquisto di prodotti assicurativi legati all’indice di piovosità della zona.
L’apporto di GMA nella ricerca è risultato fondamentale, in quanto i villaggi sono luoghi in cui GMA è stato o è tutt’ora presente, attraverso la realizzazione di vari progetti, tra cui la costruzione di sale multiuso, punto d’appoggio logistico per lo svolgimento delle interviste. Inoltre è stato di grande aiuto la conoscenza dell’animatore, la persona incaricata di far pervenire gli intervistati alla cooperativa nel giorno giusto, seppure con alcune difficoltà verificatesi soprattutto nel villaggio di Hembeccio.

All’incirca a metà del periodo di tirocinio, alla presenza di entrambi i professori dell’Università di Bergamo, si è svolta presso la Wolaita Soddo University, una presentazione dell’attività di ricerca svolta finora e dei risultati finora raggiunti.
Negli stessi giorni, poi, sono iniziate le visite ai villaggi in cui GMA ha attivi o ha chiuso vari progetti, mirati alla creazione di cooperative di risparmio, sia maschili, sia femminili che miste, all’avvio di programmi di microfinanza, all’acquisto di catering per feste, matrimoni e funerali e ad altre attività che variano a seconda del villaggio.

Con l’aiuto della responsabile locale di GMA, ogni villaggio è riuscito a raggiungere degli obiettivi di creazione di reddito e di una parziale indipendenza economica, grazie ai microinterventi e alla filosofia di GMA che punta a “far camminare con le proprie gambe” ogni cooperativa e ogni famiglia, fornendo un aiuto logistico e concreto agli inizi, ma che deve essere sempre bilanciato da alcune attività da parte dei componenti del villaggio stessi, che in questo modo diventano attivi e responsabili del mantenimento delle strutture e delle conoscenze che sono state fornite.
L’attività di ricerca dell’Università di Bergamo potrebbe essere, in quest’ottica, interessante per GMA, in quanto l’analisi dei dati ricavati dalla interviste potrebbe portare al sorgere di richieste particolari, che potrebbero essere soddisfatte con l’aiuto di GMA.

In conclusione, posso affermare che la mia esperienza è stata decisamente positiva, sia per quanto riguarda la parte di collaborazione con l’Università che per la collaborazione con GMA. Durante il periodo di stage ho appreso come organizzare e svolgere una ricerca sul campo, come affrontare i problemi che possono sorgere e come risolverli, in un contesto totalmente diverso dal nostro. Ho appreso anche come portare avanti piccoli progetti di cooperazione possa servire molto più alle realtà locali rispetto ai grandi progetti che spesso finiscono sui giornali, ho imparato un metodo di lavoro e di aiuto che ritengo  molto valido, avendo avuto la possibilità in passato di conoscere altre realtà attive sul territorio africano. È stata, quindi, un’ottima esperienza, che mi ha permesso di aumentare le mie conoscenze sia tecniche che umane, dandomi l’opportunità di conoscere realtà diverse e di assimilarle, e di un modo di agire verso i paesi cosiddetti in via di sviluppo.

Veronica Vergani

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Land-Grabbing in Etiopia

L’Etiopia, dove 65 degli 80 milioni di abitanti vivono di agricoltura di sussistenza, è una delle nuove frontiere dell’agrobusiness.
Le regioni sub sahariane sono il principale mercato planetario per la terra. Ma immensi appezzamenti sono disponibili anche in America Latina e Asia. “Tutti investono in Cina per la manifattura. Tutti investono in india per i servizi. Tutti ora devono investire in Africa per il cibo” afferma un noto direttore della società agro-floreale indiana già presente nel mercato delle rose e in quello orticolo in Etiopia. È soprattutto l’Africa l’oggetto delle attenzioni degli investitori: il continente che contribuisce solo al 2% del Pil mondiale si sta rivelando di nuovo terra di conquista. Questa volta non solo di minerali e idrocarburi, di cui – cinesi in primis- da decenni stanno già sfruttando il potenziale. Ma anche di nuove modalità di investimento. Per esempio i prodotti agricoli: dopo la crisi dei prezzi alimentari del 2008, il costo di alcuni cereali continua a crescere esponenzialmente.

Passa anche dall’Etiopia la nuova corsa alla terra africana.

Terra fertile, ma soprattutto quasi gratuita. La proprietà dei latifondi resta del governo, ma mezzo secolo d’affitto costa davvero poco agli investitori stranieri. “ Per una manciata di dollari all’ettaro, per concessioni fino a 99 anni su immensi appezzamenti. Il ministero dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale attira società straniere nell’Eldorado verde. Dei 74,3 milioni di ettari coltivabili- sostiene il governo etiopico- solo 12 milioni sono coltivati… il resto può soddisfare i “Nuovi colonizzatori”:

Il governo di una nazione in cui una persona su sei ha bisogno di assistenza alimentare offre a prezzi stracciati oltre 3 milioni di terra irrigata e ubertosa. Li mette a disposizione degli investitori stranieri, i primi ad approfittare di questa opportunità vengono da India, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Cina ed Egitto.
Con una dozzina di grandi laghi, altrettanti fiumi principali, oltre 3,5 milioni di ettari di terra irrigata, l’Etiopia è il “sogno blu” per gli investitori degli aridi Paesi Arabi. I sauditi dal 2015 cesseranno la produzione di cereali sul proprio territorio per decentralizzarla, soprattutto in Africa. Qui sotto, invece, di acqua ne scorre tanta. E con l’accaparramento dei terreni, l’acqua è garantita: non costa nulla.

La richiesta di terre coltivabili continua a crescere. Chi compra?

Soprattutto Paesi con forte solidità economica ma ridotta sovranità alimentare. Come nel caso dell’Arabia Saudita o della Corea del Sud. Acquisire terre all’estero per avere cibo a casa propria. I sauditi non hanno acqua, gli impianti per la desalinizzazione di quella di mare costano miliardi di dollari. L’acqua è il petrolio d’Etiopia: per ora le aziende del settore floricolo già attive nel Paese continuano a non pagarla. Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse idriche etiopiche è un fattore decisivo.
Sugli altipiani etiopi, dove il terreno è fertile, c’è altissima densità di popolazione e quindi poca terra disponibile. In altre parole, il miracolo verde promesso dal governo etiope non sarebbe così prodigioso. Si rischia lo spostamento forzato di enormi masse di popolazione per far posto agli investitori”.
Però, si potrebbe obiettare, si creerebbero anche posti di lavoro. Il bilancio costi-benefici ci spiega ancora Pankhurst- deve tener conto di fattori di rischio come lavoro minorile, sfruttamento sconsiderato del suolo e rischi per la salute dei lavoratori.”
E pure dall’Europa si guarda ai vantaggi dell’agrobusiness, nella diffusa convinzione che il valore delle terre in Africa sia destinato a lievitare. Si spiega così l’interesse di società finanziarie e fndi speculativi verso il continente africano, attratti anche da una formula sicuramente redditizia: grandi appezzamenti a basso costo, con manodopera a costi quasi inesistenti e irrigazione compresa.
L’African AgriLand Fund, un fondo della Emergent Asset Managment di Londra, assicura rendite del 25% l’anno per chi investe adeguatamente nel comparto agricolo nei Paesi subsahariani. Non solo cereali e ortaggi, comunque. L’altro grande affare che si profila all’orizzonte riguarda le colture per il biocarburante, come l’olio di pala. L’Unione Europea, da sola, avrebbe bisogno di oltre 17 milioni di ettari entro il 2015. Una superficie pari a metà dell’Italia.

“Esiste un contrasto clamoroso tra 65 milioni di poveri contadini etiopi condannati a coltivare pochi metri quadrati e le élite che dispongono di enormi appezzamenti di terra.” Osserva il sociologo Pankhurst. In Etiopia la terra è pubblica. Il governo la concede agli stranieri per l’agricoltura commerciale, ma costringe i suoi cittadini su piccoli lotti spesso non sufficienti alla sussistenza. I contadini che non coltivano la terra si vedono revocare il diritto all’uso. Così le famiglie povere restano sul proprio pezzetto di terra senza potersi trasferire in città.

Il land grabbing, cioè l’accaparramento di terre fertili nei paesi più poveri da parte di governi stranieri, fondi di investimento e multinazionali, a tutto svantaggio delle popolazioni locali, è un fenomeno dalle molteplici sfaccettature che non è possibile ridurre al mero sfruttamento dei più sfortunati da parte di Stati e multinazionali.
Si può infatti avviare questo meccanismo di sfruttamento anche attraverso operazioni pensate per portare aiuto alle popolazioni più povere del mondo. È quello che segnalano molte ong e associazioni che operano direttamente sul campo a proposito di progetti di aiuto sostenuti dalle banche internazionali di sviluppo.

Queste banche, in particolare la Banca Mondiale e il suo settore d’investimento, la Società finanziaria internazionale (Sfi, fondata nel 1956 per promuovere lo sviluppo dell’industria privata nei paesi in via di sviluppo attraverso appositi investimenti e la mediazione nel mercato internazionale del credito), sono impegnate in molte iniziative nelle zone più povere del mondo e operano grazie a fondi pubblici erogati dagli Stati.
In alcuni casi sono stati sollevati dubbi non tanto sulla bontà dei progetti finanziati, ma sulla reale valenza positiva per le popolazioni locali dei risultati che si ottengono con questi progetti.
Un caso eclatante riguarda l’Etiopia, in particolare le regioni di Gambella, Afar, Somali e Benishangul-Gumuz, dove negli ultimi anni sono stati avviati dei progetti volti a sviluppare un’agricoltura di tipo moderno. Il programma governativo, sostenuto dal 2006 dalla Banca Mondiale con oltre 1,4 miliardi di dollari, ha l’obiettivo di migliorare l’accesso ai servizi di base, di aumentare la sicurezza alimentare e di apportare una trasformazione a livello socioeconomico e culturale della popolazione. Al momento i risultati sono ancora scarsi, mentre 1,5 milioni di persone rischiano di dover abbandonare le terre dei propri avi.

L’associazione Human Rights Watch ha esaminato il primo anno del programma governativo a Gambella (70 mila le persone coinvolte), segnalando trasferimenti forzati (resi ancor più facili dalla mancanza di titoli di proprietà della terra da parte degli abitanti), la perdita delle fonti di sussistenza e il deteriorarsi della situazione alimentare delle famiglie, come pure le costanti minacce e violenze da parte dell’esercito. Alcune ong locali e internazionali hanno inoltre segnalato che le persone allontanate dai loro villaggi d’origine ora vivono in campi profughi in Kenya e nel Sudan del Sud.

Rimane però la sensazione che, come spesso accade quando si parla di aiuti ai paesi impoveriti, le buone intenzioni non bastino, e neppure i controlli, le indagini su come vengono effettivamente utilizzati i fondi messi a disposizione e su come concretamente vengano realizzati i progetti. È necessario riflettere su come alcune iniziative, studiate a tavolino, tengano in scarsa considerazione la geografia dei luoghi dove vengono poi implementate, per non parlare della cultura e delle tradizioni delle popolazioni locali. La richiesta delle ong e delle associazioni non è quindi che le banche per lo sviluppo smettano di sostenere progetti industriali, bensì che adottino direttive chiare e vincolanti così da non incoraggiare l’accaparramento delle terre.
Per richiamare gli Stati al loro dovere, nel 2012 la Fao ha emanato delle direttive sull’uso della terra, delle zone costiere, di pesca e delle foreste, alla cui elaborazione hanno contribuito organizzazioni della società civile. Oltre a queste iniziative istituzionali, è poi necessario un lavoro di advocacy e di lobbying sulla responsabilità delle imprese private. Anche perché il fenomeno del land grabbing, nonostante se ne parli più che in passato, continua a diffondersi quasi indisturbato: basti pensare che nel solo continente africano più di 56 milioni di ettari di terreno (una superficie pari a quasi due volte l’Italia) sono stati venduti o affittati a investitori stranieri in modo più o meno trasparente.

Tra il 2008 e il 2011, l’Etiopia ha ceduto almeno 3,6 milioni di terre, una superficie pari all’estensione di un Paese europeo come l’Olanda. Offrendo altri 2,1 milioni di ettari agli investitori interessati. In violazione della stessa costituzione etiope, e in barba ai diritti umani sanciti sulla carta delle convenzioni internazionali.

Fonte: Limes

Scarica qui il pdf – Il fenomeno del Land-Grabbing

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#HAPPYDAY a GMA onlus

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La vita con GMA è Happy!

Il gruppo giovani ha realizzato un video sulle note di Pharrell Williams.

 

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Assemblea Soci GMA – 15 e 16 Marzo

Cari Soci,
siamo lieti di invitarvi al nostro consueto appuntamento dell’Assemblea Soci di Marzo.

Un appuntamento importante, che ogni anno diventa il tavolo di discussione delle nuove proposte, il momento in cui, con un po’ di calma, possiamo confrontarci sulle novità da costruire insieme.
L’anno scorso, proprio durante questa Assemblea abbiamo fatto un’importante attività di autocritica, per capire insieme quali strade seguire per “rigenerare” GMA. Oggi, dopo un anno di lavoro, abbiamo sperimentato nuove vie, riscontrato i primi risultati positivi… ma non ci stanchiamo di guardarci in giro per capire il contesto che sta intorno a noi, in continuo cambiamento.
Ecco perché per il prossimo marzo, dopo il focus dell’anno scorso sulle nostre attività in Italia, vorremmo proporre un approfondimento sui paesi in cui operiamo, osservandone i cambiamenti per poter agire meglio, anche nelle molteplici difficoltà di Eritrea ed Etiopia.
Vogliamo inoltre dedicare dello spazio alla nostra formazione, quindi domenica mattina vi proponiamo un approfondimento con Guido Barbera, Presidente CIPSI, che ci aiuterà a capire come i concetti cardine che ci hanno guidato in tutti questi anni stiano cambiando: cooperazione, solidarietà, volontariato, cittadinanza, gratuità, responsabilità… Solleviamo lo sguardo dalla nostra quotidianità… per capire come percorrere nuove strade!

Diamo spazio alle riflessioni e vediamo quali novità hanno segnato il 2013 e l’inizio del 2014: abbiamo svolto un cammino interessante!
Abbiamo sperimentato nuove modalità di raccolta fondi (asta, cene, bomboniere solidali, partecipazione ad eventi territoriali con banchetti informativi…).
Grazie al lavoro nelle scuole, l’attività con stagisti e nuovi volontari, si è formato un nuovo gruppo di giovani, con nuovi approcci di lavoro e un nuovo entusiasmo nell’affiancarci.
Abbiamo intrapreso un nuovo percorso: come il mondo intorno a noi sta cambiando, anche GMA sperimenta nuovi modi di operare! In questa assemblea… cercheremo di condividerli!

P. Vitale Vitali e Maria Boggian

Programma Assemblea

Sabato 15 marzo 2014 ore 15.30 inizio assemblea nel teatro dell’Ist. Sacchieri:

  1. breve sintesi del verbale della precedente Assemblea;
  2. relazione del Presidente;
  3. Eritrea: approfondimento contesto paese e proposte operative;
  4. nuove proposte operative in Etiopia per le cooperative;
  5. esamina documenti preparativi bozza bilancio-situazione economico finanziaria al 31/12/2013 e previsioni 2014;
  6. varie ed eventuali.

Ore 19.30 Cena con le nostre famiglie presso l’Istituto Sacchieri. 

Domenica 16 Marzo 2014 

ore 9.30 Santa Messa nella chiesetta dell’Istituto Sacchieri

ore 10.30 momento formativo con Guido Barbera, presidente Cipsi rivolto a:

Gruppo GMA – soci e rappresentanti territoriali

Gruppo Famiglie Adottive

Gruppo Giovani

– Dibattito

– Pianificazione attività Italia

– Calendario formazione

– Meeting

– Incontri Territoriali 

ore 13.15 pranzo con le nostre famiglie presso l’Istituto Sacchieri.