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A #scuola con i nuovi #banchi

Banco_Kutto_Sorfella

In Etiopia il tasso di istruzione tra gli adulti è del 41,5%, mentre tra i giovani è del 57,4%. Il tasso d’iscrizione scolastica nelle scuole elementari è del 51% e in quelle secondarie solamente del 15%. Per questo uno dei principali obiettivi del Governo etiopico è accrescere le iscrizioni scolastiche cercando anche di ridurre la discriminazione tra i sessi. La situazione è meno grave nei grossi centri urbani, dove la differenza di scolarizzazione tra maschi e femmine è inferiore e in generale il tasso di alfabetizzazione più alto, ma nelle aree rurali il tasso di alfabetizzazione diminuisce sensibilmente, in particolare nella popolazione femminile. Il Wolaita è una delle aree più densamente popolate del paese. In molti villaggi scuola ed asilo sono assenti, i bambini sono costretti a percorrere a piedi diversi km ogni giorno per poter frequentare le lezioni, spesso in strutture non adeguate da un punto di vista igienico sanitario.

Fondamentale è inoltre la presenza di asili. La scuola materna permette ai bambini di crescere in un contesto sereno e pone le prime basi del processo di apprendimento. Frequentare almeno un anno di asilo è inoltre necessario per poter accedere alla scuola elementare e ricevere un’adeguata formazione. L ‘intervento del GMA nasce da richieste precise dei comitati dei villaggi che hanno segnalato la mancanza di strutture scolastiche adeguate, la cui presenza aiuterebbe invece a ridurre l’analfabetismo in età infantile ma anche tra gli adulti. Tali strutture potrebbero essere usate anche nelle ore serali, in particolare per corsi dedicati alle donne.

KUTTO SORFELLA: tutti sui nuovi banchi!

L’asilo ora è attivo e vivace frequentato da 160 bambini, l’asilo è costituito da due aule, un magazzino e una sala insegnanti. La vivacità dei piccoli ci invade immediatamente… ci sono ospiti, si fa festa!
Solo un mese prima si era svolta l’inaugurazione, i piccoli hanno iniziato le lezioni verso la fine dell’anno scolastico, abbastanza da alimentare l’entusiasmo e far sorgere nuove aspettative. L’educazione è un diritto fondamentale, e una delle nostre priorità, per questo nel 2013 e 2014 abbiamo puntato tanto sulla costruzione di scuole.  Grazie a voi ora Kutto Sorfella ha un asilo e una scuola elementare.

Ad aprile 2014 l’asilo è stato inaugurato, i bambini hanno iniziato ad accedere agli ambienti nel mese di maggio. A settembre i bambini hanno avviato il loro primo anno scolastico completo nel nuovo asilo, niente più aule in fango poco luminose, ma classi ampie con nuovi banchi (realizzati grazie a voi) e tanta voglia di imparare cose nuove!

Guarda QUI le foto – villaggio di Kutto Sorfella

EDO BOLOSO: una comunità in azione per mandare i bambini a scuola

Anche a Edo Boloso i bambini sorridono sui banchi di scuola.
La realizzazione dell’asilo all’interno delle attività parrocchiali, ha dato vita ed entusiasmo a tutta la comunità. Da settembre sono tutti in classe con grande entusiasmo. Superate le prime difficoltà organizzativa, circa i compiti di gestione della scuola e per la definizione delle responsabilità, ad Edo Boloso tutti si sono impegnati mettendo la propria parte.

Il governo locale e il ministero dell’istruzione garantiranno i libri di supporto, lo stipendio degli insegnanti, la formazione del personale.
La comunità del villaggio, insieme alla cooperativa, forniranno la merenda di metà mattina fornendo direttamente pane e te, seguiranno la pulizia degli ambienti, e manterranno la pulizia degli spazi esterni e la recinzione. Coltiveranno alberi nel piazzale della scuola.

La chiesa locale, dal canto suo, acquisterà le stoviglie per la mensa, e aiuterà nel trasporto di persone e materiali.
Per aiutare tutti a sostenere i costi di gestione nell’estate hanno organizzato un festival di raccolta fondi: proprio come succede da noi, nelle scuole dei nostri figli!, dove spesso anzi, un’idea in più arriva per le nostre scuole da Edo Boloso e dai villaggi vicini: gli spazi esterni della scuola, sono spesso coltivati da insegnanti, guardiani e genitori.  La vendita dei prodotti agricoli è finalizzata a sostenere le spese di gestione dell’edificio!

Guarda QUI le foto – villaggio di Edo Boloso

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Biogas a Bughe Ghenet

“Ho cambiato la mia vita, no anzi… è cambiata quella dei miei figli, ora possono studiare!” ci racconta Askale.

Con una tecnologia molto semplice si valorizza l’igiene con la costruzione di latrine, si produce energia elettrica, si crea combustibile per la cucina, si riducono le malattie, si crea fertilizzante che può essere usato sul proprio terreno e essere venduto nella zona.
In Etiopia, un paese in cui una famiglia su tre ha accesso a condizioni igieniche adeguate, le famiglie delle zone rurali soffrono la carenza di qualsiasi tipo di servizio igienico sanitario, dall’accesso all’acqua pulita, alla disponibilità di servizi igienici, alla mancanza di elettricità e condizioni di vita dignitose nei nuclei famigliari legati ai metodi tradizionali di gestione della casa e di mancanza di prevenzione alle malattie idro-trasmissibili.
La contaminazione ambientale, batteriologica ed animale ha contribuito fino ad ora a rendere le malattie idro-trasmissibili tra le principali cause di mortalità (35% dei casi) e morbilità.
L’assenza di acqua pulita e la posizione della sorgente rispetto alla cittadina, fanno sì che le stesse condizioni igienico sanitarie siano precarie.
Altro problema che affligge l’area è quello legato al reperimento di combustibili, nelle aree rurali costituiti per più del 94% da legname, la restante parte da sterco di animali.
L’uso massiccio di questi combustibili comporta diversi problemi: l’abbattimento di foreste e zone verdi, l’impoverimento del suolo dovuto alla scarsa presenza di alberi e al mancato uso di concimi animali; inoltre compito di reperire e trasportare il legname spetta ancora alle donne, che devono percorrere ogni giorno diversi km a piedi con la legna in spalla.
Negli ultimi anni, il governo della regione Wolaita sta fortemente incentivando l’installazione di impianti di biogas a uso famigliare per migliorare le condizioni di vita della gente in modo semplice ma efficace. GMA ha scelto di sostenere questa campagna, promuovendo la realizzazione dell’impianto di biogas nella caffetteria del villaggio di Bughe Ghenet e nella scuola, come punti “esemplari” di applicazione della nuova tecnica.
Intanto la gente vede gli esempi positivi delle prime 6 famiglie che nel villaggio hanno potuto installare il biogas.

La signora Askale ci racconta di aver potuto realizzare l’impianto grazie ad un contributo a fondo perduto dell’amministrazione locale e ad un prestito ottenuto dal fondo rotativo della cooperativa di Bughe Ghenet. A due anni di distanza dall’installazione, ci racconta i molteplici benefici, anche inaspettati.
Con molta semplicità Askale ci racconta di essere contenta dell’investimento fatto. L’installazione del biogas costa 250 € per la famiglia, una spesa consistente per chi vive con soli 25 € al mese, ma che presenta immediatamente vari benefici: l’impianto prevede la realizzazione di una latrina, la costruzione di un punto di raccolta dello sterco e materiale deperibile, una camera di fermentazione, un sistema di canalizzazione del gas per alimentare il forno tradizionale e produrre la luce. Il materiale rimanente dal processo di fermentazione diventa fertilizzante da riutilizzare in agricoltura.

Per questo è nostra intenzione sostenere le famiglie nell’installazione di impianti biogas, Askale ci argomenta alcuni buoni motivi:
Non perdo più tempo per cercare legna per alimentare il fuoco, non ho più fumo in casa quando cucino, quindi non soffro più di congiuntiviti frequenti. L’impianto è particolarmente facile da usare, non ha costi di mantenimento, né esigenze di manutenzione.  I miei figli (Askale ha cinque figli, due studenti universitari, tre figli frequentano la scuola dell’obbligo) ora possono studiare la sera quando tornano a casa grazie alla luce prodotta, prima potevamo lavorare solo con la luce del sole. Oltre ad avere un punto igienico per i bisogni personali, avere luce e gas a costo zero… ne ricaviamo anche del fertilizzante per il nostro terreno. Ogni anno dovevo acquistare 12 sacchi di fertilizzante, perché lo sterco delle mucche non ci bastava, oggi non devo più sostenere questa spesa… anzi, posso addirittura vendere il fertilizzante, che è molto richiesto sul mercato!”

Askale è stata una donna coraggiosa ed intraprendente, la gente del villaggio la ammira …e non vede l’ora di poter replicare il suo esempio. Riusciamo ad aiutarli a cambiare la loro vita?

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Donna e Microfinanza

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TRE STORIE… IN CRESCITA!

Abaynesc, mamma di 6 figli. Con il primo prestito ha avviato un’attività di commercio del burro, poi con i rimanenti prestiti è riuscita a costruire una casetta e darla in affitto, ogni mese ha così un’entrata di 600 birr.

Hillina, mamma di 4 figli. Anche lei all’inizio con i primi due prestiti ha acquistato una casa e data in affitto per 500 birr al mese, con i successivi ha realizzato una piccola sala da tè.

Roman, mamma di 4 figli. Con i primi prestiti ha iniziato la sua attività commerciale andando a vendere il burro i Addis Abeba, poi ha aperto un negozio di vendita materiale vario e da quest’anno gestisce personalmente una sala dda tè e caffè.

Città di Soddo Kettema (#Etiopia) – Nel Novembre scorso Padre Vitali e Maria Boggian hanno inaugurato il centro polifunzionale della cooperativa di Soddo Ketema. E’ stata una grande festa e l’inizio di un nuovo percorso. La #cooperativa donne di Soddo si è costituita nel 2007 e attualmente conta 57 socie, che collaborano e partecipano alle diverse attività portate avanti collettivamente o individualmente. Il percorso portato avanti in questi anni è stato graduale, per piccoli passi e con nuove idee, accompagnate e incoraggiate da Tamiralech, la nostra referente locale. Hanno iniziato costituendosi come cooperativa e iniziando con piccole attività di risparmio e credito, hanno poi aperto un piccolo negozio, in una zona di Soddo in forte espansione, vicina a scuole e uffici. Il negozio ha iniziato ad ingranare lentamente, le socie si sono fatte conoscere nel quartiere, in particolare dopo la pubblicizzazione del ristoro; così nel giro di poco tempo enjera, pane e altri prodotto preparati a casa dalle donne vengono venduti velocemente.
In nuovo centro è situato in un quartiere dove sono presenti diversi uffici governativi; si compone di più edifici e permette di diversificare le attività portate avanti. Vi è la sala multiuso che consente alle donne di incontrarsi settimanalmente per decidere le attività da portare avanti, discutere, confrontarsi, anche con Tamiralech; la sala viene inoltre affittata al governo a privati cittadini per la realizzazione di corsi di #formazione, incontri, meeting e quant’altro. Accanto ad essa sorge il negozio. Vengono venduti prodotti di ogni sorta: abiti, alimenti, spezie, prodotti di artigianato locale di uso quotidiano, alcuni dei quali prodotti da altre cooperative dei villaggi seguiti da GMA. Di fronte si trova il ristoro con la cucina: ci si può sedere per bere un succo di frutta, mangiare un piatto di shirò (una specie di purè di farina di ceci) o del tibs caldo (carne cotta su una pentola in terracotta con le braci) e molto altro ancora; spesso nella pausa pranzo si possono trovare numerosi impiegati dei vicini uffici che si recano qui per mangiare. Alcune socie che si occupano del cibo stanno seguendo alcune lezioni di cucina tenute da Gabriella, nostra socia che ogni anno insieme al marito Mario trascorre un periodo a Soddo per seguire le attività. Vi sono inoltre servizi igienici e docce pubbliche, anche questi servizi che vengono offerti dalla cooperativa alla popolazione. Essi costituiscono l’esperimento più innovativo della cooperativa, come attività generatrice di reddito, ma anche come servizio pubblico. Un’idea nuova… che presto sarà messa in azione appena gli allacciamenti all’impianto idrico saranno completati!
Insomma il nostro piccolo compound è un brulicare di attività ed officina per nuove idee che permettano di rendere il centro unico nel suo genere e funzionale, offrendo così alle socie la possibilità di ampliare il raggio di attività, avviarne di nuove e migliorare sempre di più la qualità della loro vita e di quella della famiglia.

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Corso di formazione HIV: i numeri per cambiare

L’HIV è una piaga dilagante, davanti alla quale non si  possono chiudere gli occhi… quando lo sviluppo diventa formazione sanitaria e cambiamento culturale!
Stare al fianco della donna, significa anche formazione sanitaria e prevenzione.

Nel distretto di Wallacia la piaga dell’HIV è dilagante, è quindi fondamentale affrontare l’argomento con le donne e i responsabili del villaggio affinché la salute parta dalla prevenzione. Per questo abbiamo scelto di svolgere un corso di formazione a settembre, al quale hanno partecipato tantissime persone, con entusiasmo e partecipazione.  A Walacia erano presenti 178 persone, nel villaggio di Kutto Sorfella 231 e a Gununo 289. L’obiettivo era divulgare una cultura nuova: Dopo la sessione di formazione ogni partecipante ha promesso di istruire per prima cosa i membri della sua famiglia, poi il vicinato e tutti coloro con i quali sono in contatto.

“La partecipazione è stata sempre attiva. Le persone si esprimevano liberamente e le loro numerose domande ricevevano dai formatori risposte immediate. Specialmente con la metodologia dello “story-telling”, del “role playing” e durante le dimostrazioni pratiche, i partecipanti erano invitati a parlare. E’ stato stupendo! La formazione ha reso i partecipanti molto sensibili sul tema dell’HIV.
I lavoro di gruppo sono stati focalizzati su come istruire le persone dopo la formazione e se il nostro lavoro ha avuto successo o meno. Il lavoro di gruppo include anche tecniche di misurazione di come cambiano gli atteggiamenti delle persone. Anche la preparazione del piano di insegnamento fa parte del lavoro di gruppo.
Nel corso dello “story-telling” è venuta una donna in attesa, invitata dall’associazione HIV di Woreda, che ha raccontato la sua storia, come si è ammalata e di quali sintomi ha avuto. Ha tenuto una buona lezione sulle cure pre- e postnatali e su come proteggere i neonati.
Abbiamo visitato il centro sanitario di Gunono. Il direttore ha presentato la situazione sulla diffusione dell’HIV nelle città di Woreda e Gununo ed ha espresso la disponibilità del centro a supportarci nell’istruzione delle persone. A Woreda ci sono più di 3000 persone ammalate, di cui 2010 giovani ed adolescenti; il resto sono adulti e bambini.

La segreteria del centro HIV di Woreda ha preparato anche una rappresentazione sullo stupro e sull’aborto indotto in relazione all’HIV. Stupro ed aborto sono pratiche consuete nelle zone rurali e le migliori vie di trasmissione della malattia. I partecipanti hanno insegnato molte cose alle persone in formazione. La dimostrazione ha mostrato anche come usare i preservativi e ha fornito consigli pratici.
Per quanto riguarda il programma di come istruire le persone sull’HIV, tutti i partecipanti hanno concordato di formare le persone per due giorni in due settimane e successivamente ogni due settimane ci sarà una sessione di formazione di due giorni. I partecipanti per la formazione su TOT sono 5 per kebele, come sapete. Così tre di loro si occuperanno per primi della formazione delle persone; poi sarà il turno degli altri due, mentre gli addetti sanitari saranno presenti sempre. I direttori scolastici faranno sì che le loro associazioni scolastiche HIV preparino delle rappresentazioni e si occuperanno delle persone durante il periodo di formazione. Il direttore di Kebele preparerà ogni cosa, convocherà le persone ed utilizzeranno la nostra sala per gli incontri. “

150 euro per sostenere la formazione di una donna

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La mia laurea nasce in Etiopia

Ho svolto il mio tirocinio formativo previsto dal piano di studi del corso di laurea in Diritti dell’uomo ed etica della cooperazione internazionale presso la sede di GMA onlus a Soddo, in Etiopia dal 25 ottobre al 22 novembre 2013.

Durante questo mese ho svolto diverse mansioni: in alcuni giorni per conto dell’Università degli studi di Bergamo ed in particolare del gruppo Findev, in altri come affiancamento alla vicepresidente di GMA Onlus, Maria Boggian, nell’attività di valutazione d’impatto dei diversi progetti che l’ong ha attivato nei diversi villaggi.
Durante tutto lo svolgimento del tirocinio sono stati presenti prima il professor Davide Castellani e poi la professoressa Laura Viganò.

Nelle prime due settimane con il professor Castellani, la maggior parte del lavoro si è svolta per conto dell’Università di Bergamo. Si è trattato dell’ultimo round di una ricerca di tre anni denominata “Microfinance, Risk management, innovation” che mira, attraverso un questionario, all’acquisizione di dati circa la composizione socio-economica, la conoscenza e l’eventuale adesione a organizzazioni finanziare e la propensione ad acquistare prodotti assicurativi di circa 360 famiglie divise su tre villaggi: Kutto Sorfella, Abala Faracho ed Hembeccio. La ricerca si è svolta in tre anni e sei diverse tornate per cercare di acquisire dati più veritieri possibile e per cercare di ricavare un trend che possa permettere l’elaborazione di dati raccolti in un periodo di tempo di media lunghezza, al fine di evidenziare i cambiamenti avvenuti durante questo periodo e le eventuali risposte adottate dai contadini.
Le interviste si svolgevano grazie alla collaborazione della Wolaita Soddo University, ed in particolare del dipartimento di Economia. In uno dei primi giorni è stato svolto dal professor Castellani un training ai futuri intervistatori riguardo alla somministrazione del questionario e agli eventuali problemi che sarebbero sorti durante la rilevazione, evidenziati durante le precedenti raccolte dati. Gli intervistatori sono stati scelti anche grazie all’aiuto del preside del dipartimento tra gli insegnanti dell’università stessa, e divisi in tre gruppi con in media cinque ragazzi per villaggio. La presenza richiesta era di quattro giorni, variabile però a seconda dell’andamento della ricerca. La presenza degli intervistatori è  stata fondamentale, in quanto hanno svolto anche il ruolo di traduttori tra l’inglese, lingua del questionario, e l’amarico o la lingua locale.

La ricerca è stata svolta correttamente nei tre villaggi e le mie mansioni erano quelle di correzione dei questionari, pagamento e conteggio dei contadini intervistati; inoltre ho realizzato, con l’aiuto del professor Castellani, alcuni cartelloni che hanno aiutato nella spiegazione dello svolgimento di un secondo questionario, somministrato ad un numero minore di contadini, più specifico riguardo all’eventuale acquisto di prodotti assicurativi legati all’indice di piovosità della zona.
L’apporto di GMA nella ricerca è risultato fondamentale, in quanto i villaggi sono luoghi in cui GMA è stato o è tutt’ora presente, attraverso la realizzazione di vari progetti, tra cui la costruzione di sale multiuso, punto d’appoggio logistico per lo svolgimento delle interviste. Inoltre è stato di grande aiuto la conoscenza dell’animatore, la persona incaricata di far pervenire gli intervistati alla cooperativa nel giorno giusto, seppure con alcune difficoltà verificatesi soprattutto nel villaggio di Hembeccio.

All’incirca a metà del periodo di tirocinio, alla presenza di entrambi i professori dell’Università di Bergamo, si è svolta presso la Wolaita Soddo University, una presentazione dell’attività di ricerca svolta finora e dei risultati finora raggiunti.
Negli stessi giorni, poi, sono iniziate le visite ai villaggi in cui GMA ha attivi o ha chiuso vari progetti, mirati alla creazione di cooperative di risparmio, sia maschili, sia femminili che miste, all’avvio di programmi di microfinanza, all’acquisto di catering per feste, matrimoni e funerali e ad altre attività che variano a seconda del villaggio.

Con l’aiuto della responsabile locale di GMA, ogni villaggio è riuscito a raggiungere degli obiettivi di creazione di reddito e di una parziale indipendenza economica, grazie ai microinterventi e alla filosofia di GMA che punta a “far camminare con le proprie gambe” ogni cooperativa e ogni famiglia, fornendo un aiuto logistico e concreto agli inizi, ma che deve essere sempre bilanciato da alcune attività da parte dei componenti del villaggio stessi, che in questo modo diventano attivi e responsabili del mantenimento delle strutture e delle conoscenze che sono state fornite.
L’attività di ricerca dell’Università di Bergamo potrebbe essere, in quest’ottica, interessante per GMA, in quanto l’analisi dei dati ricavati dalla interviste potrebbe portare al sorgere di richieste particolari, che potrebbero essere soddisfatte con l’aiuto di GMA.

In conclusione, posso affermare che la mia esperienza è stata decisamente positiva, sia per quanto riguarda la parte di collaborazione con l’Università che per la collaborazione con GMA. Durante il periodo di stage ho appreso come organizzare e svolgere una ricerca sul campo, come affrontare i problemi che possono sorgere e come risolverli, in un contesto totalmente diverso dal nostro. Ho appreso anche come portare avanti piccoli progetti di cooperazione possa servire molto più alle realtà locali rispetto ai grandi progetti che spesso finiscono sui giornali, ho imparato un metodo di lavoro e di aiuto che ritengo  molto valido, avendo avuto la possibilità in passato di conoscere altre realtà attive sul territorio africano. È stata, quindi, un’ottima esperienza, che mi ha permesso di aumentare le mie conoscenze sia tecniche che umane, dandomi l’opportunità di conoscere realtà diverse e di assimilarle, e di un modo di agire verso i paesi cosiddetti in via di sviluppo.

Veronica Vergani